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Dal “calabozo” alla brace

Quando Luis Manuel Otero Alcántara è stato spinto nel retro di un’auto della polizia l’11 luglio 2021, durante le più grandi proteste che Cuba avesse visto in quasi tre decenni, si aspettava di restare dietro le sbarre per “uno, forse due giorni”. Sarebbero invece passati cinque anni prima che fosse libero, e solo dopo aver accettato l’esilio.

“Ricordo quella domenica”, dice mentre apre una birra in El Espacio 23, una galleria d’arte nel quartiere Allapattah di Miami. “Ero a casa della mia ragazza. Gli amici hanno iniziato a scrivermi per dirmi che c’erano manifestazioni nelle strade. Sembrava che fosse arrivato il giorno che tutti desideravamo – la fine della dittatura – e sono uscito in strada.”

Camminò per un’ora fino all’Avana Vecchia, Luis Manuel , ma fu improvvisamente prelevato dalla polizia rivoluzionaria cubana. Prima fu portato in un ex seminario nella periferia dell’Avana, il tanto temuto centro interrogatori della sicurezza dello Stato di Villa Marista; poi, dopo due giorni, nel carcere di massima sicurezza di Cuba, a Guanajay. Lì divenne il più noto degli oltre 1.000 prigionieri politici che si ritiene siano incarcerati a Cuba. Divenne anche il più irritante per la reputazione del governo cubano. A differenza di José Daniel Ferrer, l’ex prigioniero politico e combattivo di 56 anni rilasciato nell’ottobre 2025, Otero Alcántara è un artista: indisciplinato certamente, ma giovane, irriguardoso, di razza mista, autodidatta e proveniente da un ambiente povero.

Per molti cubani sull’isola, il trattamento ricevuto incarnava la sensazione che lo Stato avesse adottato misure troppo severe nei confronti dei giovani dopo l’11 luglio. Non c’è dubbio che nel periodo precedente alle proteste, Otero Alcántara fosse stato problematico per il governo cubano in difficoltà. Nel 2018 aveva co-fondato il collettivo San Isidro in una zona povera dell’Avana Vecchia, protestando contro una nuova legge, il decreto 349, che imponeva che tutte le iniziative artistiche fossero pre-approvate dallo Stato.

Così comincia, su The Guardian, l’intervista a Luis Manuel Otero Alcántara, artista cubano ed uno dei leader del movimento San Isisdro, rimasto per cinque anni nelle carceri castriste e pochi mesi fa liberato e spedito a Miami. In questa intervista Luis Manuel racconta i suoi anni dietro le sbarre, la Cuba che si è lasciato alle spalle e l’accoglienza – in molti casi tutt’altro che trionfale – che ha ricevuto negli ambienti dell’esilio cubano.

Clicca qui per leggere, su The Guardian, l’intera intervista in inglese

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