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Wednesday, December 8, 2021
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Tongolele no sabía bailar

“Tongolele no sabía bailar” è l’ultimo libro di Sergio Ramírez, lo scrittore nicaraguense – il più grande e conosciuto tra quelli in vita – che fu a suo tempo, lungo l’intero decennio del governo sandinista, tra il ’79 e l’89 – vicepresidente della nazione. L’ultimo, ed anche quello che lo ha, infine, condannato al suo secondo esilio. La prima volta che Ramírez aveva dovuto abbandonare il suo paese per evitare il carcere, era stato negli anni dei Somoza. Ed ora la storia si ripete mentre alla testa del Nicaragua c’è – in torbida coppia con la moglie Rosario Murillo – Daniel Ortega. Ovvero: quel medesimo Daniel Ortega che, con Ramírez al suo lato, fu presidente del primo governo sandinista, frutto della lunga e dolorosa lotta (armata e non) che, nel nome della democrazia e della giustizia, aveva liberato il Nicaragua dalla sanguinaria e tirannica dinastia che, con il sostegno degli USA, l’aveva oppressa per più di 40 anni.

Proprio questo – attraverso le imprese di Dolores Morales, detective già protagonista di altri romanzi di Ramírez – racconta il nuovo libro: come il Nicaragua sia passato dal vecchio al nuovo Somoza. Proprio per questo il libro è stato proibito in Nicaragua. E, proprio per questo Ramírez, accusato dei più svariati reati, tra i quali vilipendio alla Patria e lavaggio di denaro, non può – oggi con Ortega come ieri con Somoza – tornare nel paese in cui è nato. Ecco quel che scrive in proposito, su Infobae,  Gabriela Esquivada:


A volte, a casa di amici all’estero, nel bel mezzo di una serata, tra un drink e l’altro, come un omaggio che fanno a me, e che fanno a se stessi, pongono la musica di quei tempi, le canzoni rivoluzionarie di Carlos Mejía Godoy, che io ascolto con tristezza oppressiva, col senso di qualcosa che ho cercato e non sono riuscito a trovare, ma che ancora è in sospeso nella mia vita, e che, mentre il tempo passa, temo che, forse, non troverò mai più….

Questo scrisse Sergio Ramirez nel 1999, appena trascorsi i 20 anni della rivoluzione sandinista. Dopo la sconfitta elettorale del 1990, quando il Nicaragua scelse Violeta Chamorro, il Frente che, dopo 18 anni di lotta e due di insurrezione, aveva posto fine a quattro decenni di dittatura della famiglia Somoza, , si andava disintegrando sotto il peso della corruzione – allora era stata la piñata, la spartizione dei beni dello stato che ha reso ricchi molti dirigenti sandinisti- accompagnata dalla rinuncia agli ideali, dalle purghe interne e dal nascente caudillismo dell’allora presidente Daniel Ortega.

Nel 2008, quando, scrivendo “Adios Muchachos”, lo scrittore nicaraguense riordinò quelle memorie, già sapeva per certo che quella ricerca, che lo aveva portato in esilio e per la quale aveva sacrificato la vita professionale e familiare per essere vicepresidente negli anni ’80, lo avrebbe accompagnato fino alla fine della sua vita.

Per tornare al potere nel 2006, il Fronte Sandinista di liberazione nazionale, già svuotato delle sue idee e dei suoi dirigenti storici, ma con la registrazione del marchio FSLN nelle mani di Ortega e della moglie Rosario Murillo, aveva stretto un patto con Arnoldo Alemán, il capo del Partito liberale, erede del partito liberale nazionalista dei Somoza, eletto presidente nel ’96. Questo patto tra corrotti permise prima a Ortega d’evitare il processo per le molestie sessuali alle quali aveva sottoposto la sua figliastra Zoilamerica. E più tardi permise ad Alemán, condannato a 20 anni di prigione per appropriazione indebita e riciclaggio di circa 100 milioni di dollari, di uscire di prigione, prima con detenzione domiciliare, poi con divieto di lasciare il paese e dal 2009. Questo con la condizione che Ortega potesse gestire le riforme della Costituzione nel 2000 e nel 2005. Riforme che consentirono a Ortega di tornare alla presidenza con appena il 38 per cento dei voti. E di restarci per altri 15 anni, tutti sistematicamente usati per svuotare ed annichilire la democrazia nicaraguense.A 15 anni, c’è ancora. A novembre, quando compirà 76 anni, Daniel cercherà il suo quinto mandato, il quarto consecutivo e il secondo con Murillo come vice.

Per questo Ramirez è di nuovo in esilio. Continua a leggere l’articolo in spagnolo….

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