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Monday, October 2, 2023
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Chi ha paura della “semilla”?

Si chiama “Semilla” il movimento che, a sorpresa, ha portato Bernardo Arévalo al ballottaggio in Guatemala. Semilla come seme, come qualcosa che a dispetto del non travolgente 14 per cento dei voti, puó crescere e prosperare. E tanto è bastato per scatenare la paura della elite politico-sociale – un misto di corruzione, di autoritarismo e di ritardo culturale – che soffoca il Guatemala. Un commento di Edgar Gutiérrez, ex ministro degli Esteri, sul El Pais di Madrid

Una settimana dopo i risultati elettorali del 25 giugno, né il Patto dei corrotti, l’alleanza informale di politici, élite burocratiche e imprenditori, che si proteggono l’un l’altro per mantenere il potere, né coloro che fanno parte dello status quo stantio del Guatemala hanno superato lo shock. La sua prima reazione è stata quella di scrivere una falsa biografia di Bernardo Arévalo, il candidato a sorpresa della giornata, e di costruire una distorta riproduzione delle idee del partito Semilla approfittando del fatto che erano poco conosciuti.

Li hanno ritratti come un misto di “comunisti” espropriatori del XX secolo e “globalisti” cospiratori del XXI secolo. Queste espressioni, tra cui riferimenti  che nolla aveva a che fare con l’Agenda 2030, gia erano state state utilizzate nella campagna da Zury Rios (la figlia del dittatore Efraín Rios Montt, che si è classificata sesta nelle votazioni). Nonostante la bassa risonanza tra il grande pubblico, le hanno rieditate per infondere paura. La loro paura.

A partire da lunedì 26, tutti hanno chiuso i ranghi attorno a Sandra Torres, odiata e disprezzata perché identificata con lo status quo durante i due decenni della sua carriera politica. La Torres si è lasciata prendere per mano e martedì 27 è già aveva adottato, in una conferenza, stampa il discorso ultraconservatore che si basa sull’identità religiosa dello Stato.

Entro mercoledì 28, la strategia era naufragata. I giovani urbani delle classi medie istruite che hanno votato per Arévalo e il Movimento Semilla l’hanno distrutta sui propri social network. Con passione e scintille di creatività e ironia, sono stati molto più convincenti degli esperti assunti dall’altra parte.

In seguito, il Patto ha giocato la carta della frode. Prendendo spunto da una contesa tra i due principali contendenti per la poltrona di sindaco di Città del Guatemala, quasi la metà dei partiti perdenti ha gridato al coro “frode!”. Non hanno presentato al pubblico le presunte prove, ma una domanda è stata più che sufficiente per sostenere la tesi di una cospirazione: Perché una forza politica poco significativa è al secondo turno?

La richiesta era quella di annullare le elezioni. E questo basandosi sulla premessa che il Patto fu vittima di una frode, la vergogna li turbava: “Ci siamo lasciati regare pur controllando tutte le entrate e le uscite del sistema elettorale”, sembravano pensare. Ma presto hanno trovato un capro espiatorio, il Tribunale Elettorale: Con il tavolo servito, i magistrati sono stati incapaci di reagire in tempo reale per sabotare gli intrusi.

La legge in materia consente la revisione in caso di contestazioni che vengono presentate durante lo scrutinio e formalizzate nei giorni successivi. Il termine è scaduto venerdì 30 e la contestazione più rilevante è stata quella del partito CREO per il sindaco del Guatemala. Ha contestato circa 900 schede e la differenza nel conteggio totale era di poco più di 500 voti.

Nel pomeriggio di sabato 1 luglio, la Corte di Costituzionalità (CC) si è rivolta alla “prevenzione”, un ricorso politico-legale a cui si fa appello quando c’è un vuoto di potere. Senza un appiglio legale, la CC ha ordinato di confrontare i verbali con i risultati ufficiali e ha sospeso l’assegnazione degli addebiti. Per non agitare più le acque, ha comunque garantito il secondo turno presidenziale del 20 agosto.

Il patronato organizzato nel Comitato delle Associazioni Commerciali, Industriali e Finanziarie (CACIF) ha dato la sua approvazione alla CC. Poche ore prima, ha espresso piena fiducia che si saprebbe gestire la crisi, rispettando le scadenze elettorali….

Leggi l’intero articolo, in spagnolo, su El País di Madrid

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