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Thursday, October 28, 2021
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Colchane, minuscola capitale del “rechazo”

I molti misteri di una “contro-tendenza”

Il posto in cui in cui nel referendum dello scorso 25 ottobre ha vinto con più vantaggio il cosiddetto Rechazo, il parere contrario all’abolizione della costituzione di Pinochet, non è un quartiere bene di Santiago né una delle città del Sud che rappresentano le enclave di conservatorismo e benessere. E’ vero che tra le sole cinque comunas che hanno dato il proprio placet a quella carta costituzionale tre sono quartieri altolocati della capitale, il cosiddetto Barrio Alto in cui in cui vivono le élite. Ma il record di percentuali di Rechazo non spetta a nessuna di quelle ma a un paesino di 1.700 abitanti che di benestante non ha niente, arrampicato sulle Ande e nella parte più isolata del deserto di Atacama, un posto a 3.700 metri in cui nelle notti d’inverno la temperatura scende a diciotto gradi sotto zero e le comunicazioni sono così difficili che le radio non funzionano, soltanto internet e nemmeno sempre.

Nel paesino di Colchane, dunque, a scegliere il Rechazo, e cioè il passato e il rassicurante status quo è stato il 74 per cento di coloro che sono andati a votare, e anche se rappresentano solo una parte di chi ha diritto al voto, è singolare che quel primato si registri in un oiccolo centro in cui il 95 per cento è di etnia aymara, la stessa di Evo Morales e i cui appartenenti sono discriminati in Cile come tutte le etnie indigene, i cosiddetti popoli originari non proprio amati da Pinochet né dai i momios: bianchi di classe alta e reazionari, nostalgici della dittatura e per cui la società ideale prevede caste in funzione del colore della pelle. Razzisti già con i meticci, figuriamoci con gli indigeni. Subito dopo che i giornali hanno cominciato a pubblicare la storia marziana di Colchane, gli abitanti sono diventati il bersaglio di migliaia di utenti, trattati da fascisti ma anche da indigeni ignoranti da molti di coloro che gli indigeni li difendono. Come dire che il razzismo in Cile gratta gratta non lo trovi solo a destra, ma questa è un’altra storia. Tornando invece a quella di Colchane.

La difesa della “proprietà”

Il sindaco Javier García si è fatto portavoce dei cittadini offesi postando un lungo status in cui accusava gli hater di discriminazione, rivendicava il diritto democratico di votare liberamente e chiedeva rispetto per le scelte dei colchanini. Insomma c’è stato un po’ di parapiglia ed ecco che da paesino quasi sconosciuto Colchane ha conquistato un certo posto al sole, ha richiamato giornalisti e interessato gli studiosi con le caratteristiche particolari della sua gente. E ha incuriosito anche noi. Arrampicandoci virtualmente fino alle case scolorite che si affacciano su strade dello stesso, sbiadito colore, scopriamo quel villaggio da far west con abitazioni a pochi piani e slarghi che sfumano nell’altipiano, in lontananza le cime innevate. E un sindaco di 45 anni che è avvocato e commercialista, ha studiato a Santiago ma poi è tornato nel suo paese perché, racconta con orgoglio, questa è la sua  terra e prima di tutto è un aymara. Indossa abiti tipici e spiega gentilmente quel Colchane che amministra e la sua storia, e come mai abbia vinto il Rechazo.

“La maggior parte dei miei concittadini sono piccoli proprietari, piccoli imprenditori dei trasporti e artigiani, riuniti in organizzazioni che esportano i propri artefatti”. Eletto nel 2016 con il partito di centro-destra Amplitud, quando quello si è sciolto è passato nelle file di Renovación Nacional, del presidente Sebastián Piñera. “In sintesi: l’ottanta per cento della popolazione svolge lavori indipendenti ed è il motivo per cui ha votato a favore della vecchia costituzione, che viene vista come una garanzia per la proprietà e l’iniziativa privata”. E’ un mondo a sé, Colchane, diverso dal resto del Cile ma anche della stessa Tarapacá, la regione a cui appartiene e in cui el Apruebo ha vinto a mani basse. Un piccolo pianeta in cui la comunità è più importante della famiglia, così come in Bolivia che comincia qualche chilometro a est, nelle montagne andine in cui gran parte sono aymara. La linea di frontiera deivide ufficialmente quel mondo di confine in due, ma non ha rotto molti collanti tra le due parti, per esempio la cultura delle comunità. Sono queste ultime, tanto per dire, a dare la linea nella decisione sul voto. A Colchane sono trenta, di ognuna fanno parte cinquanta persone e a ogni elezione, che sia locale o nazionale, si riuniscono per raccogliere idee e competenze. “Gli anziani portano le esperienze che hanno maturato in una vita di lavoro, visto che cominciano da bambini.

Una crisi immigratporia senza precedenti ha contribuito a rafforzare le storiche tendendze conservatrici del villaggio

I giovani contribuiscono con i propri studi. Ci sono lunghidibattiti finché si arriva a una decisione. In questo caso si è deciso per il Rechazo, poi non è detto che tutti l’abbiano osservata”. Insiste, il sindaco, che non si tratta di simpatie politiche, ma nelle scorse presidenziali il 95 per cento dei suoi concittadini aveva votato per l’attuale presidente di destra. Eppure nemmeno quest’ultimo si è mai sbattutto per i colchanini né per gli altri popoli originari, che chiedono da tempo leggi che ne riconoscano la cultura. Tant’è che nell’aprile di quest’anno e all’inizio delle misure sulla pandemia è stato proprio il sindaco a protestare contro quel disinteresse, l’inefficienza dei servizi sanitari a Colchane: “Perché dunque avete votato contro una nuova costituzione, che in parte equivale ad avallare questo governo?”. E lui ribatte che nemmeno nella nuova ci saranno cambiamenti sugli indigeni, che le battaglie per questi ultimi sono solo una “bandiera di latta” di cui si fanno belli tutti e che a quel punto “mas vale un diablo conocido que uno por conocer”. E intanto per come possono si aggiustano da soli, per esempio hanno aperto un liceo unico nel Cile, in cui 150 studenti studiano contabilità. Il corso li mette nelle condizioni di sapersela cavare negli affari e a frequentarlo arrivano anche dalla Bolivia, un’apertura che la dice lunga sulla fraternità tra aymara dell’uno e l’altro lato del confine: timidi e riservatissimi ma grandi lavoratori, risparmiatori, e poi quel senso di identità.

Tante (e non sempre belle) storie da raccontare

Che strano che in un paese così piccolo ci siano tante cose da raccontare. Per esempio che prevedibilmente passi da lì gran parte del contrabbando e della droga e transitino i migranti illegali, che da qualche giorno sono più degli abitanti per gli arrivi di centinaia di venezuelani. Il sindaco protesta, i cittadini protestano. Non c’è spazio per tutti, dicono, chiedono al governo ma quello nicchia, è lontano.I punti di passaggio consentiti nella frontiera della regione di Tarapacá sono soltanto due e molti sono invece i sentieri clandestini da cui contrabbandieri e trafficanti trasportano le proprie merci: nel solo 30 ottobre la polizia di frontiera ha intercettato un carico di 1.210 cellulari, 719 televisori e quasi 10.000 paia di scarpe, solo per indicare qualche voce. E infatti è proprio per presidiare la frontiera che è nata Colchane. Che prima si chiamava Los Cóndores e che Pinochet riciclò in una sorta di postazione di controllo nominando come primo sindaco un ufficiale di polizia. Sarà per la paura di quel poliziotto che non si ricordano dissidenti nel paese. O forse per altri motivi che nessuno è in grado di spiegarci. Pinochetisti? “Non so, non credo” risponde Rodrigo Martínez, corrispondente del quotidiano online Sol de Iquique. “O almeno non tutti, non necessariamente.

…ed anche la pandemia ha fatto la sua parte

Se hanno votato Rechazo è solo per utilitarismo. Difendono la propria economia che frutta, e infatti molti si sono imborghesiti: viaggiano e mandano i figli a studiare nelle grandi città”. E poi c’è quella storia della religione. Secondo il sindaco il trenta per cento della popolazione sarebbe evangelico, precisamente della Iglesia Evangélica Pentecostal, la seconda di quella fede per importanza in Cile. Ma per l’accademico Bernardo Guerrero la percentuale è in realtà di più della metà ed è per quel motivo e non per questioni economiche che i colchanini avrebbero votato per il Rechazo. “Le ragioni sono religiose e riguardano la scala di valori che la nuova Costituzione cambierebbe, permettendo pratiche come l’aborto e i matrimoni tra persone dello stesso sesso”. Secondo il professore la maggior parte degli abitanti avrebbe abbandonato la religione cattolica quando, negli anni Sessanta e Settanta, una sorta di scisma spaccò la zona e scatenò aggressività e violenza, persecuzioni e distruzione delle chiese viste come demoniache. “Ma sono storie vecchie che risalgono agli eccessi della fase missionaria, oggi la convivenza tra le due religioni è pacifica”.

Una questione di religione

Protagonista della conversione è un signore il cui nome sembra uno  scherzo: Braulio Mamani Amaro, nato nel 1921 nel paese andino di Cariquima e morto nel 2015 dopo una vita spesa a portare per gli altipiani e le montagne la parola di Dio in una delle sue molteplici interpretazioni. E che i correligionari ricordano come un pastore buono e carismatico che trovò pace alle crisi esistenziali della gioventù convertendosi a quella religione che gli diede un senso. Non doveva essere uno sprovveduto se perfino Guerrero ne racconta con ammirazione l’intelligenza e la capacità dialettica. Ma anche se non risulta che Braulio fosse pinochetista, la sua chiesa era vicina al dittatore, tant’è che a organizzare il primo Te Deum evangelico per ringraziare Dio di non aver permesso il comunismo in Cile furono la chiesa di Braulio insieme a quella Metodista, nel 1975, era presente Pinochet. E che al Te Deum a cui partecipò Michelle Bachelet, nel 2017, durante il suo secondo mandato, molti fedeli la fischiarono e le gridarono “Assassina”.

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1 COMMENT

  1. Bellissimo articolo e fantastica la foto d’apertura, con il cartello di Colchane con freccia a destra e il lama. Opera, anche questa dell’autrice dell’articolo?

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