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Wednesday, December 8, 2021
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Oro e bambini morti

Avevano quattro e sette anni. E stavano giocando lungo le sponde del Rio Parima nel profondo nord amazzonico del Brasile. Una pompa idraulica usata dai “garimpeiros” per dragare il letto del fiume– i cercatori d’oro clandestini – li ha risucchiati e uccisi. I due bambini appartenevano alla etnia Yanomami e la loro morte è diventata, d’acchito, non solo la macabra metafora d’una tragedia – quella della distruzione dell’Amazzonia, la più grande riserva d’ossigeno del pianeta – ma anche un ennesimo atto d’accusa contro la politica del presidente Bolsonaro.

Eliane Brum, columnist brasiliana de El Paísdi Madrid, ha così commentato il tragico episodio

Come definire un paese che cerca l’oro e sputa cadaveri di bambini? Come definire un pianeta che cerca l’oro e sputa ccadaveri di bambini? È quello che è successo, secondo i leader del popolo yanomami, nell’Amazzonia brasiliana. I due piccoli indigeni, di quattro e sette anni, stavano giocando nel fiume quando una draga per estrarre l’oro illegalmente li ha risucchiati. E poi, come carne senza valore, li ha sputati nella corrente. Jair Bolsonaro è come la draga dello sfruttamento minerario illegale, una macchina umanamente mostruosa che, alla ricerca dell’oro amazzonico, sputa bambini morti: i figli di coloro che, nelle sue parole, sono solo “quasi umani”.

Il Brasile di Bolsonaro arriva alle porte del Vertice del Clima di Glasgow sputando bambini indigeni. È un paese che supera le metafore, la cui letteralità è spesso letale. Per gli yanomami, un popolo che ha subito diversi stermini nel XX secolo, scavando la terra i minatori illegali provocano la xawara, il fumo del metallo, che ha provocato un quantità di malattie e, di recente, moltiplicato gli effetti del Covid. I bianchi, che nella loro lingua e in quella di vari popoli originari sono sinonimo di nemici, stanno abbattendo il cielo. La caduta del cielo è l’immagine del collasso climatico, la corrosione del pianeta, il tema di questa e di tutte le vette del clima.

Ci sono 20.000 minatori illegali che abbattono il cielo in terra yanomami. Bolsonaro sta cercando di approvare un disegno di legge al Congresso che permetta l’estrazione mineraria in terre indigene. Incoraggiati dal presidente e dal prezzo dell’oro sul mercato internazionale, i minatori usano la forza nella disputa per i territori. Vi sono indicazioni che una delle più grandi fazioni criminali del Brasile controlli lo sfruttamento della terra yanomami, che ha moltiplicato la violenza e introdotto armi di guerra nella giungla. A maggio, mentre fuggivano da una sparatoria, altri due bambini annegarono.

Bolsonaro ha usato il coronavirus come una “provvidenziale” arma biologica per minare la resistenza all’avanzata predatoria nella giungla. Il primo yanomami a morire è stato un adolescente di 15 anni. Poi, molte altre madri madri piansero la morte dei loro bambini, i cui corpi furono strappati loro senza spiegazione. E così via. La scena del crimine la racconta in un articolo l’antropologa Sílvia Guimarães, che da 20 anni lavora con i sanomi, un gruppo yanomami. I minatori sono vettori di covid-19, malaria, tubercolosi e altre malattie. L’acqua è contaminata da mercurio e altri agenti. Gli adulti si ammalano e coloro che avevano sovranità alimentare diventano insicurezza alimentare. Mancano la salute e anche i farmaci di base. Un medico dice che oggi i bambini prendono le medicine solo quando vomitano letteralmente vermi. Bolsonaro e una parte dei proprietari del pianeta non hanno capito che l’oro su un pianeta in collasso climatico sono le foreste pluviali e i loro villaggi. Per coloro che negozieranno vite sulla COP26, un messaggio del poeta Aimé Césaire (1913-2008): la cosificazione degli altri ci trasforma tutti in cadaveri.

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