Volendo ricorrere a quello che è probabilmente il più diffuso degli “argentinismi”: quanto “boludo” è Javier Gerardo Milei, presidente della Repubblica Argentina? La domanda sorge spontanea – ed altrettanto spontanea sorge la risposta: molto boludo, boludo al punto da sfiorare la “pelotudez” che della “boludez” è, notoriamente, una sorta di fase suprema – una volta lette le cronache (e, ancor più viste le immagini) della sua partecipazione al comizio di presentazione, in Brasile, della candidatura presidenziale di Flavio Bolsonare, figlio dell’ex presidente Jair Messiah Bolsonaro, condannato a 27 anni di carcere per tentato golpe. Grande scandalo hanno suscitato – creando una vera e propria crisi diplomatica tra Argentina e Brasile – gli insulti che, nel corso del comizio, Javier Milei ha rivolto al presidente Lula, da lui definito, con tipica eleganza, “basura socialista”, immondizia socialista. Il tutto accompagnato da una serie di gratuiti improperi rivolti tanto al sistema elettorale, definito “fraudolento”, quanto alla Giustizia brasiliana.
E fin qui nulla di nuovo o di strano. L’insulto è sempre stato per Milei – poco importa quali siano le circostanze ed i bersagli – una sorta di cartesiano modo d’essere (insulto, dunque sono). Quello che ha acceso i più che fondati sospetti ulla sua “boludez casi pelotudez”, è stato, invece, il fatto che, a quel comizio Milei si sia presentato – vedi foto – sventolando una maglia della nazionale argentina. Gesto, questo, che in Brasile – come facilmente comprende chiunque anche solo di striscio conosca lo stato delle cose calcistiche in America Latina – in tutto corrisponde, quali che siano il pubblico o le circostanze, all’agitare un classico drappo rosso di fronte al più feroce dei tori Miura. Ed il tutto, ovviamente, senza alcuna previa esperienza in materia di corride. Si fosse, Milei, presentato a quel comizio con una t-shirt che recitava “non votate per la testa di c…o che sta al mio fianco”, avrebbe sicuramente fatto meno danno alla candidatura di Flavio Bolsonaro. Nessuna cronaca lo ha riportato, ma si può esserne certi. Mentre sugli schermi televisivi correvano le immagini del comiizio, nelle stanze del Palacio do Planalto, a Brasilia, correvano fiumi di costosissimo champagne francese.

