Con lo scopo dichiarato di imitarele forze di sicurezza degli Stati Uniti e d’Israele, e perfino di dare forma ad un FBI argentino, Javier Milei ha riformato per decreto la Polizia Federale Argentina e, tra le altre cose, l’ha abilitata ad effettuare arresti e attività di spionaggio senza ordine giudiziario, oltre a “compiti di prevenzione del crimine” in spazi pubblici digitali. Gli organismi per i diritti umani e le organizzazioni specializzate nella sicurezza hanno messo in discussione la riforma, avvertendo che delega poteri discrezionali alla polizia, sotto deboli sistemi di controllo. L’Ultra Governo ha risposto questo mercoledì che le misure hanno protezione legale e che, se qualcuno capisce il contrario, “può essere portato davanti alla giustizia”.
“Abbiamo deciso di riformare la storica Polizia Federale Argentina (PFA) e convertirla in una forza principalmente dedicata alle indagini criminali”, ha annunciato martedì il presidente Milei. Il verbo al plurale che ha coniugato si riferiva solo all’esecutivo: la misura è stata presa senza dibattito parlamentare, facendo uso dei poteri delegati dal Congresso lo scorso anno.
In Argentina, ogni stato provinciale ha la propria forza di polizia. La PFA ha giurisdizione nazionale e fino al 2016 si è occupata della prevenzione del crimine nella città di Buenos Aires. Dalla creazione di una forza di polizia nella capitale argentina, che ha comportato la cessione di agenti e dipendenze precedentemente federali, la PFA è rimasta in attesa di una riformulazione dei suoi obiettivi e funzioni.
Con il suo statuto ora riformato da Milei, la PFA avrà come missione principale “prevenire, individuare e investigare reati federali e complessi”, nonché “collaborare allo smantellamento delle organizzazioni criminali”.
“Impareremo dai migliori; impareremo dagli Stati Uniti; impareremo da Israele. Così metteremo la Polizia Federale Argentina in linea con gli standard dell’FBI e delle principali forze di investigazione criminale del mondo”, si è entusiasmato Milei. La riforma comprende la creazione di un Dipartimento federale delle ricerche (DFI), a immagine e somiglianza del Federal Bureau of Investigation degli Stati Uniti.
Javier Milei, presidente della Repubblica Argentina odia lo Stato. E lo odia nel nome di quella che lui, in linea con le più estreme teorie anarcocapitaliste, chiama libertà. Ma a quanto pare il suo odio conosce eccezioni. Specie quando si tratta di usare lo Stato per spiare i cittadini. Clicca qui per leggere l’intero articolo in spagnolo, su El País di Madrid

