Dalle parole ai fatti. E sempre sfidando il ridicolo. Dopo aver denunciato – sull’onda della finale del Mundial perduto con la Spagna – la presenza di una sordida campagna tesa a diffamare l’Argentina a livello globale, il presidente Javier Milei ha deciso di vietare l’ingresso al paese o di deportare chi già sia entrato – di qualsivoglia straniero che esprima “odio” contro gli argentini. Lo ha fatto con un decreto, entrato in vigore questo giovedì, con il quale modifica la legge sulle migrazioni in Argentina.
“Chi attacca la Repubblica Argentina non è il benvenuto nel nostro paese”, è stato il messaggio con cui il governo ha diffuso la pubblicazione dell’atto giuridico.
Come detto, la decisione è stata presa dopo che lo stesso Milei aveva denunciato una presunta campagna “anti-argentina” nell’ambito dell’ultima Coppa del Mondo tenutasi lo scorso giugno in Messico, Canada e Stati Uniti. Tutto questo in risposta alle critiche che hanno avuto eco principalmente sui social media e che sono state formulate da alcune figure pubbliche contro la squadra argentina di calcio, da più parti accusata di essere stata presumibilmente favoriti dalla FIFA e, a seguito del comportamento dei suoi giocatori dopo l’incontro con la Spagna, di antisportività e, in qualche caso, di razzismo.
Per Javier Milei il passo tra la volontà “anarco-capitalista” di abolire lo Stato e l’affermazione di uno Stato ipernazionalista e patriottardo è stato – sull’onda della passione calcistica e del culto della propria personalità, molto breve, anche se a suo modo prevedibile, considerato che storicamente sempre è stato questo – il fascismo – l’approdo dell’anarchismo di destra.
La decisione della Casa Rosada ha già generato polemiche nel paese sudamericano, che storicamente si è caratterizzato per accogliere ampi gruppi di popolazione migrante.
Il decreto riconosce che l’Argentina ha avuto una “politica di apertura, ospitalità e rispetto verso gli stranieri che decidono di vivere nel suo territorio”. Avverte però che “la rottura del rispetto fondamentale snatura il senso delle politiche migratorie, trasformando l’ingresso nel territorio nazionale, o la permanenza di tali persone in esso, in una flagrante violazione delle condizioni di convivenza armoniosa e pace sociale che fondano la loro ammissione nel paese”.
Per Milei e il suo governo qualsiasi attacco all’argentinità mette a rischio i cittadini locali e pregiudica gravemente le regole di una sana convivenza. Si tratta quindi di “proteggere l’onore nazionale”. Per questo, sanziona coloro che hanno “indirizzare messaggi di odio in forma orale o scritta, o incitare alla violenza contro il popolo argentino nel suo insieme, o contro un cittadino argentino, motivato dalla nazionalità di quest’ultimo; aver compiuto o partecipato ad atti di oltraggio ai simboli patriarcali nazionali; aver istigato a commettere uno degli atti previsti dal presente punto”.
Il decreto, tuttavia, sottolinea che in nessun caso tale ipotesi può essere utilizzata per perseguire “espressioni di dissenso ideologico o di critica politica, accademica o cittadina, che costituiscono un legittimo esercizio dei diritti sanciti costituzionalmente”. L’atto giuridico indica che, qualora si commetta uno degli atti di ingiustizia contro gli argentini, si procederà alla cancellazione della residenza, “che comporta la richiesta di abbandonare il paese entro un termine da stabilirsi o l’espulsione dal territorio nazionale, tenendo conto delle circostanze fattuali e personali dell’interessato”.
La decisione del governo non ha tardato ad aumentare le critiche. I suoi oppositori politici hanno sottolineato che, se questo decreto fosse stato applicato a Milei in altri paesi, egli stesso avrebbe dovuto essere espulso. A pochi giorni dall’aver definito il suo omologo brasiliano, Luiz Inácio “Lula” da Silva, un “ladro” e una “spazzatura socialista” nel proprio paese, innescando una crisi diplomatica tra i due paesi. La deputata peronista Florencia Carignano ha definito ironico il fatto che “un governo che fa dei messaggi di odio una politica di stato” proponga una misura del genere.” Se tutti i paesi facessero così, Milei non potrebbe entrare in molti… Me ne vengono in mente almeno otto: Brasile, Cile, Messico, Vaticano, Spagna, Colombia, Cina, Venezuela”, ha aggiunto. Altri parlamentari dell’opposizione hanno messo in guardia sulla possibilità che una misura così generica possa essere utilizzata a discrezione per perseguire i migranti.

