“L’ultima dittatura argentina è stata così atroce da unire gli argentini in uno dei pochi consensi che resistono alla polarizzazione: Nunca Más. Questo martedì, 50 anni dopo l’ultimo colpo di stato, migliaia di persone scenderanno in piazza per ripudiare il terrorismo di stato. richiedere ai militari di dire dove sono i dispersi e rivendicare un processo giudiziario che ha condannato oltre 1.200 repressori per crimini contro l’umanità ed è ancora aperto. In contrasto con la giustizia, Javier Milei contesta l’esistenza di un piano sistematico per rapire, torturare, scomparire, uccidere e rubare bambini. Sostiene, invece, che “durante gli anni settanta ci fu una guerra” tra il regime militare e le organizzazioni di guerriglia in cui le forze armate “commettevano eccessi”. La sua rilettura del passato preoccupa chi vede in essa un segnale della deriva autoritaria di un governo di estrema destra che criminalizza il dissenso”.
Così comincia l’articolo che, su El País di Madrid, Mar Centenera ha dedicato al cinquantenario del feroce golpe che, il 24 marzo del 1976, aprì la sanguinosa stagione del autodenominatosi “proceso de reorganización nacional”, ed al grossolano negazionismo con il quale l’attuale presidente, l’anarco-capitalista Javier Milei si appresta a (non) celebrarlo. Clicca qui per leggere, in spagnolo, l’intero articolo
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