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Tuesday, June 9, 2026
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Uno spettro s’aggira….

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Vuoi vedere che lo spettro da Karl Marx evocato in apertura del suo “Manifesto” è davvero tornato (ammesso che mai se ne sia andato) ad aggirarsi malandrino, non solo per l’Europa, ma addirittura in quel di Wall Street, cuore pulsante del capitalismo che più capitalismo non si può, neppure con candeggio (le mie scuse per questa molto generazionale memoria “caroselliana”)?

Pare di sì. O, almeno, questo è quel che sembra del tutto involontariamente suggerire un “op-ed” pubblicato, giusto ieri, proprio dal Wall Street Journal. Ovvero: da quello che del capitalismo brado, libero da ogni vincolo, è forse il più riconosciuto alfiere. Autore del commento il “columnist” Andy Kessler, titolare della rubrica settimanale “inside View”. Titolo: “Our Champagne Socialists”, i nostri socialisti champagne. Ovvio obiettivo del corsivo: mettere alla berlina, con molto sardonici accenti, tutti coloro – i giovani in particolare – che pur vivendo nella bambagia, grazie alla quotidiana opulenza ed al progresso che il capitalismo garantisce loro, con molto necrofila imbecillità vanno di questi tempi gingillandosi, come testimoniato da molti sondaggi, con idee, scrive Kessler, “dichiarate definitivamente defunte nel 1989”.

“I giovani americani – sostiene il columnist con toni sarcastici e al tempo stesso stizziti – sono infatuati: quasi due terzi di quelli sotto i 30 anni hanno una ‘visione favorevole’ del socialismo”. E questo perché malelingue vanno dicendo loro che “l’intelligenza artificiale distruggerà posti di lavoro; perché temono disastri climatici imminenti, e perché sono sedotti dal reddito di cittadinanza universale”. Come se tutto ciò non bastasse, inoltre, questi bambini viziati vanno vacuamente ostentando il loro odio per “i luridi schemi di disuguaglianza e le insondabili ricchezze dei miliardari”, anche se “sicuramente apprezzano – aggiunge mordacemente l’autore dell’op-ed – gli iPhone e l’espresso ghiacciato al latte d’avena e zucchero di canna di Starbucks”.

Kessler, ovviamente, neppure è sfiorato dall’idea che alla base di questa “infatuazione” possano esserci situazioni di umana sofferenza, problemi o pericoli reali, il peso di un precariato sempre più diffuso, la realtà di disastri ambientali, guerre, carestie, abissali diseguaglianze o, per usare un termine oggi molto ricorrente, problemi di “affordability”, di caro vita, di fine mese sempre più difficili da raggiungere senza conti in rosso.  Né sembra interessato, il Kessler, ad una foss’anche superficiale conoscenza, oltre la sua variante sovietica, della molto diversificata e tormentata storia del socialismo.

Per lui il socialismo è uno soltanto e – porti il nome di Lenin o di Kausky, di Gramsci o di Stain, di Willy Brandt o di Kim il Sung – è caduto, una volta per tutte, insieme al muro di Berlino, finalmente sgombrando da ogni residuo ostacolo il cammino del mondo verso il vero, unico e definitivo sol dell’avvenire.

“Grazie al capitalismo – scrive Kessler – viviamo in tempi felici senza precedenti. Lanci spaziali. Pillole miracolose per perdere peso. Auto autoguidate ‘happy hour friendly (questa, lo confesso, non l’ho capita n.d.r.). Bot di intelligenza artificiale che soddisferanno ogni nostra immaginabile esigenza. Una classe media in rinascita in tutto il mondo… “. Tale è l’ottimismo di Kessler che, a dispetto di cronache che neppure il Wall Street Journal può ignorare, riesce anche vedere “un Medio Oriente più pacifico all’orizzonte”. Tutto splendido. Tutto godibile. Anzi, godibile in crescendo perché il meglio ancora deve venire o. più esattamente, verrebbe se…

Perché il condizionale? Perché, aggiunge Kessler in un repentino e contradditorio cambio d’umore, tanta meraviglia è anche qualcosa – ed è qui che lo spettro marxiano torna a far capolino aggirandosi minaccioso – che “alcuni comunisti, o socialisti democratici, potrebbero distruggere nel corso di una generazione”.

Chi sono questi comunisti, o socialisti democratici – termini che, per Kessler evidentemente “pari sono”, considerato che “socialdemocrazia è, per lui, “un ossimoro” – che tanto affascinano le nuove generazioni? Chi sono questi nefasti predicatori che vanno ostacolando, con fatti e parole, le magnifiche sorti e progressive del capitalismo?

Sono (a parte alcune celebrità hollywoodiane note per le loro simpatie progressiste) tutte persone che – a dispetto dell’ossimoro e a riprova della diabolica “infatuazione” di cui sopra – sono state democraticamente elette. E ad aprire la lista sono, prevedibilmente, Katie Wilson  il sindaco di Seattle – la più tecnologicamente avanzata ed anche la più tradizionalmente “socialista” città degli Stati Uniti, l’unica che vanti una (sia pur molto appartata) statua dedicata a Vladimir Lenin –; subito seguita, con sottolineatura in rosso acceso, da Zohran Mamdani, il recentissimamente eletto sindaco di New York, che Kessler descrive come in procinto di mandare in malora la città per finanziare  suoi programmi di “collettivizzazione”, a dispetto del fatto che, appena qualche giorno fa, Mamdani ha firmato il primo “balanced budget”, bilancio in pareggio, degli ultimi decenni.

Un posto d’onore viene prevedibilmente assegnato a Alexandra Ocasio-Cortéz, la deputata del Bronx che Kessler definisce la “santa patrona del socialismo”. Né poteva mancare, in questa galleria d’orrori, il vetusto senatore del Vermont, Bernie Sanders che, ricorda Kessler, predica eguaglianza, ma è proprietario di ben tre case. Tutti – Wilson, Mamdani, AOC e Sanders – per ipocrisia e ricchezza da Kessler paragonati a Joseph Stalin che, ricorda, “possedeva venti dacia, mentre il proletariato moriva di fame”.

Come fermare questi incantatori di serpenti? Come salvare la gioventù e la Nazione dal rinascente spettro di un socialismo che, dichiarato defunto nel 1989, è ora minacciosamente tornato a zampettare tra noi?

“L’adorazione del socialismo – spiega Kessler – nasce dal lavaggio del cervello”. E centro di questo lavaggio è un sistema di educazione dove, anziché Economia e Storia, si insegnano, su richiesta degli stessi studenti, “diversità, equità e inclusione” (il molto vituperato DEI, il più “woke” dei prodotti “woke”). Il che significa: “addio al lavoro, benvenuto socialismo”. Dobbiamo, aggiunge, ora con toni decisamente savonaroliani, l’editorialista del Wall Street Journal, “educare i nostri giovani ad una difesa a tutto tondo del capitalismo e del libero mercato”. E se necessario – visto che son proprio loro a reclamare “diversità, equità e inclusione” – educarli contro la loro volontà.

Lavaggio del cervello? Educare? Difficile è non notare come questi termini rievochino, per tono e per sostanza, proprio l’equiparazione tra dissenso e malattia mentale che caratterizzò il più tenebroso lato del socialismo che – morto ben prima di quella data come aspirazione alla eguaglianza e alla libertà – nel 1989 venne sepolto dal crollo del muro di Berlino.

Rieducare era allora – e capovolta torna ad essere oggi – la parola d’ordine. Basta, a conti fatti, sostituire i termini socialismo e marxismo-leninismo” con “capitalismo e libero mercato” e il gioco è fatto. Anzi, rifatto. Perché proprio questo – ovviamente mutatis mutandis – ricorda, in ultima analisi, questa “educazione” da Kessler reclamata e, insieme, riesumata: la “sacra caccia alle streghe” che, a fronte dello spettro che s’aggirava nel 1848, aveva coalizzato – come recita il seguito della frase d’apertura del Manifesto – “tutte le potenze della vecchia Europa…il papa e lo zar, Metternich e Guizot, i radicali francesi e i poliziotti tedeschi…”.

Oggi – la prima volta come tragedia, la seconda come farsa – la “grande coalizione” è quella che si raccoglier attorno alla narcisistica, monarchico-medievale ignoranza di Donald Trump. E che allinea, non solo negli USA, tutte le varianti del bigottismo nazionalista, religioso, razzista e xenofobo con le più avanzate ed ambiziose propaggini del capitalismo tecnologico.

Peter Thiel, fondatore di PayPal, Ceo di Palantir, nume tutelare di J.D. Vance, grande finanziatore del trumpismo e riconosciuto filosofo di questa Nuova Frontiera del Capitale, già lo aveva inequivocabilmente teorizzato nel 2009 nel suo libro “The Education of a Libertarian”. Liberty – questo è il nome che Thiel assegna alla totale, incondizionata libertà di movimento del capitalismo – è ormai “incompatibile” con la democrazia.

Ed è qui che il vero ossimoro della storia finalmente sale, visibilissimo, in superficie. Lo spettro che “lava i cervelli” della gioventù e che Kessler vuole, in sintonia con tutti i talebani del libero mercato, forzatamente rimpiazzare con una difesa – o per meglio dire con un culto – del “capitalismo a tutto tondo”, non è, in fondo, che questo. Non il comunismo mascherato da socialismo democratico, ma l’idea che solo in democrazia il socialismo può prosperare. Anzi: è l’idea stessa di democrazia.

Come Karl Marx di certo direbbe: ben scavato, vecchia talpa…

Clicca qui per leggere in inglese, sul Wall Street Journal, l’articolo originale

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