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Quel che Lula non vede

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In un commento pubblicato da La Nacion di Buenos Aires, Sergio Ramírez – noto scrittore e, a suo tempo, vicepresidente del Nicaragua – sottolinea quanto contraddittorio sia l’atteggiamento di Lula da Silva nei confronti della satrapia famigliare che oggi governa il paese centroamericano. E rileva come tale atteggiamento a sua volta contraddica, per la sua superficialità, per la sua timidezza e per la sua faziosità, le indiscutibili doti di statista che l’ex (e con ogni probabilità prossimo) presidente brasiliano, ampiamente  ha dimostrato nel corso dei suoi due mandati nel Palácio do Planalto. Ecco quel che scrive Rámirez:

Ho sempre giudicato Lula da Silva come uno statista, uno dei pochi che nella così diversa e contraddittoria sinistra dell’America Latina possono essere considerati tali. I suoi due periodi hanno visto crescere l’economia del Brasile ed il successo dei programmi sociali intrapresi, che di solito rimangono nella demagogia, hanno, nel suo caso, avuto successo.

Con l’apparizione di Bolsonaro nel panorama politico, nelle vesti di candidato alle elezioni presidenziali del 2018, (e con tutta la sua massa di demagogia) Lula, il favorito nei sondaggi, è stato escluso grazie al gioco sporco che lo ha condotto in prigione, accusato di corruzione. Prova dalla quale  è uscito pulito ed infuriato, pronto a vincere ancora una volta e per molto ampio margine, come dimostrato dai i sondaggi che gli assegnano quasi la metà dell’intenzione di voto. Il tutto mentre il giudice Moro, che lo ha processato con con molto dubbi metodi, candidato egli stesso, va molto indietro, come molto indietro va lo stesso Bolsonaro.

Dovunque va, Lula presenta le sue impeccabili credenziali di operaio metallurgico e leader sindacale che si è fatto solo lottando, e che ha poi, diventato presidente, saputo governare con responsabilità e immaginazione. Quando però si tratta si tratta di fare i conti con coloro che considera membri della sua famiglia ideologica – anche quando non si tratta che di parenti politici lontani, e impresentabili, lascia che l’acqua sporca filtri attraverso la crepa della sua fede democratica.

E proprio questo è quel che accade allorquando esprime le sue opinioni in merito al Nicaragua, paese dove in tempi lontani c’è stata una rivoluzione che Lula ha visto da vicino, e dove ora c’è una tirannia familiare, che vede da lontano o non vede del tutto.

In una recente intervista rilasciata al quotidiano El País, al suo passaggio a Madrid, venendo da un intenso tour politico europeo, da entusiasta candidato in erba, gli intervistatori gli hanno chiesto di Daniel Ortega quando non erano trascorse che poche settimane dalla frode elettorale da Ortega usata per rimanere al potere per altri cinque anni accanto a sua moglie. Gli hanno chiesto una diagnosi dei fatti, e Lula lo offre con eloquenza di un pubblico tribuno: “…Ogni politico che comincia a credere di essere indispensabile o insostituibile comincia a trasformarsi in un piccolo dittatore. Sono stato contro Daniel Ortega. Il Fronte Sandinista ha molta gente per essere candidato. Ero anche contro Evo Morales, che aveva già fatto due mandati straordinari. E lo stesso con Chavez…”.

Fin qui tutto bene. Peccato che subito, senza perdere l’entusiasmo del discorso, Lula aggiunga, in flagrante contraddizione con se stesso: “Posso essere contro, ma non interferire nelle decisioni di un popolo. Perché Angela Merkel può essere al potere per sedici anni e Ortega no? Perché Margaret Thatcher può essere al potere per dodici anni e Chavez no? Perché Felipe Gonzalez può restare al potere per 14 anni?

È in questo momento che i riflettori sembrano spegnersi e la figura dello statista si cancella dal campo visivo, per cedere il posto a un astuto demagogo, o a un politico provinciale che confonde l’amnesia con la magnesia. Lula, noto leader politico, due volte capo di Stato, subisce un improvviso blackout e non riesce più a distinguere tra governi autoritari continui, basati sull’arbitrio di una sola persona che si erge al di sopra leggi e delle istituzioni, ed i sistemi democratici contraddistinti da di pesi e contrappesi, dalla separazione dei poteri, dalla sovranità parlamentare e dalla responsabilità costante di chi governa….

Continua aleggere l’articolo, in spagnolo, su La Nacion…

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