No menu items!
33.2 C
Buenos Aires
Tuesday, October 26, 2021
HomerassegnaGOP, i pazzi al comando

GOP, i pazzi al comando

“Sfortunatamente, il Congresso porta costantemente il governo sull’orlo del default prima di affrontare la sua responsabilità. Questo rischio minaccia i possessori di titoli di Stato e coloro che si affidano alla previdenza sociale e ai benefici per i veterani. I tassi di interesse salirebbero alle stelle, l’instabilità si verificherebbe nei mercati finanziari, e il deficit federale salirebbe. Gli Stati Uniti hanno una responsabilità speciale verso se stessi e verso il mondo per adempiere ai propri obblighi.”.  Con questa frase, pronunciata da quello che – ancor oggi, pur in pieno culto di Trump – il Partito Repubblicano considera un proprio eroe, si apre l’op-ed scritto da Dana Milbank per il Washington Post. L’ “eroe” di cui sopra è Ronald Reagan e quella sua frase viene da Milbank molto opportunamente utilizzata per sottolineare quanto profondamente (e quanto ipocritamente) si sia trasfigurato – e trasfigurato in sensotribal-antidemocratico – il Grand Old Party.

No, afferma infatti Milbank, questo non è il Partito Repubblicano di Ronald Reagan. Né è il partito della Rivoluzione Repubblicana del ’94, il tea-party infuso GOP del 2010, e nemmeno il Partito Repubblicano che si arrese a Donald Trump nel 2016. No, questa nuova versione del GOP è “allo stesso tempo così radicale e così privo di una leadership responsabile che sta precipitando a capofitto e unificato verso il default forzato sulla piena fede e il credito degli Stati Uniti. I Repubblicani del Congresso invitano alla calamità economica”. Reagan, continua Milbank, ha presieduto oltre 18 aumenti del tetto del debito durante la sua presidenza. Il segretario del Tesoro di George W. Bush, Paul O’Neill, ha paragonato coloro che si sono opposti all’innalzamento del limite ai “terroristi.” L’ex presidente della Camera repubblicana John Boehner lo ha chiamato “follia” per tenere in ostaggio il limite del debito – e coloro che lo hanno fatto “pazzi.”

Così continua l’articolo di Milbank. “Ci sono stati battibecchi sul limite del debito per decenni…ma gli Stati Uniti non hanno mai, se non per un brevissimo periodo, mandato in default un debito che le loro due parti hanno accumulato congiuntamente”. Ed anche quando i pazzi hanno minacciato il default, gli adulti nel GOP – Bob Dole, Boehner, precedenti incarnazione di Mitch Mcconnell – li hanno tirati indietro dal baratro. Questo fino ad ad ora. Perché ora – sottolinea l’articolo – “i pazzi comandan”o. Mcconnell, il leader dei Repubblicani del Senato, “dice chiaramente che non voterà per aumentare il tetto del debito”, e non sta nemmeno negoziando. “Questo è il loro problema”, dice dei democratici. E Sen. Ted Cruz (R-Tex.) ha minacciato di ostruire qualsiasi aumento del tetto del debito, il che significa che i democratici non possono evitare di default a meno che 10 senatori repubblicani concordano.

Se i Repubblicani non si muovono, scrive Milbank, lascerebbero l’economia degli Stati Uniti appesa ad un filo, potenzialmente costringendo i Democratici ad alzare il soffitto riscrivendo e passando un pacchetto voluminoso (e filibuster-immune) di riconciliazione del bilancio in pochi giorni. Il che è “ l’equivalente legislativo di far passare un cammello attraverso la cruna di un ago”. Come osserva il venerabile corrispondente congressuale del Post, Paul Kane, i Repubblicani hanno completamente inventato questo nuovo standard, stando al quale solo i Democratici sono responsabili dell’aumento del limite: “Quasi ogni volta che il tetto del debito è stato revocato, è stato fatto in modo bipartisan sotto il regolare ordine del Senato che richiede almeno 60 voti per terminare il dibattito sulla legislazione.”

L’ipocrisia è sbalorditiva. Mcconnell ha votato per aumentare o sospendere il limite di debito 32 volte, tra cui tre volte sotto Trump, che ha aggiunto $ 7,8 trilioni al debito, Jeff Stein del Post ha riferito. Circa il 97 per cento del debito attuale esisteva prima di Joe Biden …leggi qui tutto l’articolo in inglese…

Previous articleQuo vadis, Salvador?
Next articleAMLO chiede perdono

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Most Popular

Recent Comments

Sandro Berticelli on Maduro, una catastrofica vittoria
pedro navaja on Benaltrista sarà lei…
Corrado on Cielito lindo…
Corrado on Tropico del cancro
Corrado on Evo dixit
Corrado on L’erede
Alligator on Aspettando Hugodot
A. Ventura on Yoani, la balena bianca
matrix on Chávez vobiscum
ashamedof on Chávez vobiscum
stefano stern on Chávez e il “maiale”
Antonio Moscatelli on Gennaro Carotenuto, cavallinologo
pedro navaja on La strada della perdizione
pedro navaja on Benaltrista sarà lei…
pedro navaja on Benaltrista sarà lei…
pedro navaja on Benaltrista sarà lei…
Alessandra on Benaltrista sarà lei…
Alessandra on Benaltrista sarà lei…
Arturo Sania on Benaltrista sarà lei…
A.Strasser on Benaltrista sarà lei…
Alessandra on Benaltrista sarà lei…
A.Strasser on Benaltrista sarà lei…
Arturo Sania on Benaltrista sarà lei…
giuilio on Maracanazo 2.0