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	<description>Le due Americhe, cronache, fatti e misfatti</description>
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		<title>Di nuovo sotto i ferri</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 13:48:05 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ovvero: la mezza verità, tutta la mezza verità e nient’altro che la mezza verità…Hugo Chávez Frías <a href="http://mexico.cnn.com/mundo/2012/02/21/hugo-chavez-anuncia-que-se-sometera-a-una-nueva-operacion">ha annunciato ieri</a>, nel corso d’una visita ad una fabbrica di trattori nello Stato di Barinas, che dovrà sottoporsi ad una nuova operazione chirurgica per estirpare una piccola “lesione” di due centimetri e di natura non cancerosa (“non c’è metastasi in alcuna parte del mio corpo”) individuata, nel corso di una visita di controllo a Cuba, nello stesso punto dove, mesi fa, gli era stato estratto un cancro. Chávez ha precisato di aver deciso di anticipare l’annuncio, programmato per il prossimo sabato, a causa delle menzogne che sono state recentemente diffuse sul suo stato di salute. Ed ha aggiunto: “Con queste menzogne vogliono crear confusione e destabilizzare il paese”.</p>
<p>Come sempre assai solenni le conclusioni del presidente bolivariano: “continuerò ad informare il paese… al popolo la verità, come sempre…”.</p>
<p>Belle parole. Peccato che la verità di Chávez sia, da sempre, priva di parti essenziali. La sua malattia – dove si trovava il cancro, come è stato operato e quali siano le condizioni della sua convalescenza – è, infatti, ancora un “segreto di stato”. E sono proprio i silenzi ufficiali – clamorosi persino per un regime che mai si è contraddistinto per la sua trasparenza – a creare le condizioni ideali per la diffusione dei “rumori” che Chávez con tanto sdegno condanna.</p>
<p><a href="http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2012/02/120221_informaciones_sobre_chavez_bd.shtml" target="_blank">Sul tema, un analisi di BBC Mundo</a></p>
<p><a href="http://transitions.foreignpolicy.com/posts/2012/02/21/how_do_you_campaign_against_a_cancer_victim" target="_blank">da Foreign Policy: quando un candidato ha il cancro</a></p>
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		<title>Motel, gente che va, gente che viene&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 12:43:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crazyhorse</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Gabriella Saba]]></category>
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		<description><![CDATA[di Gabriella Saba &#8212;- Una stradina stretta e anonima lunga non più di cento metri, su cui si affacciano un negozio di piastrelle e un supermercato cinese. Al numero 45 c’è un grande spiazzo semivuoto, dietro lo spiazzo una casona grigia dall’aspetto abbandonato. Non c’è un’insegna, né una facciata, soltanto una sfilata di box per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>di Gabriella Saba &#8212;-</p>
<p>Una stradina stretta e anonima lunga non più di cento metri, su cui si affacciano un negozio di piastrelle e un supermercato cinese. Al numero 45 c’è un grande spiazzo semivuoto, dietro lo spiazzo una casona grigia dall’aspetto abbandonato. Non c’è un’insegna, né una facciata, soltanto una sfilata di box per le auto protetti da cancelletti in canne in cui guadagni con fatica un posto libero. Una signora con un camice azzurro si materializza dal nulla. “Suite, vip o supervip?”. Gelida, neanche un accenno di sorriso. Eppure, basta seguirla di qualche passo per ritrovarsi nel <em>magic world</em> del motel più famoso del Cile: lo storico Hotel Valdivia. Un gigantesco villaggio kitsch nel cuore di Santiago, completamente invisibile all’esterno. Un labirinto di finte pareti in roccia e sentierini d’erba sintetica su cui si affacciano minuscole moschee dalle cupole dorate, brocche orientali e specchi, e in sottofondo il gracidio di finti uccelli e il suono di cascate. Molte decine di stanze si affacciano su quel paesaggio delirante, una diversa dall’altra: suite <em>Kasbah</em> si alternano a stanze <em>Nativa</em> che riproducono la foresta, a camere egizie con tanto di sfingi  e a modernissime stanze pop o disco con divanetti da psicanalista e grandi caleidoscopi che proiettano fasci di luce intermittente.</p>
<p>La tipa gelida apre la porta della stanza e spiega brevemente come funziona il tutto. Qualunque sia la sistemazione, c’è sempre una jacuzzi e specchi ovunque. Un televisore trasmette programmi porno, da un montacarichi arrivano piatti e bibite. Quando hai finito, ti tocca aspettare anche mezz’ora  prima di lasciare la stanza. La consegna è che per nessun motivo gli ospiti si debbano incrociare. Squillanti luci al neon segnalano l’uscita e l’entrata di ogni cliente. Anche nel box può capitarti di aspettare, non sia mai che veda chi c’è nell’auto del box accanto. Nessuno si lamenta, però. La privacy prima di tutto, e gli ospiti sono di solito così contenti che non fanno storie.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dunque, i motel. Non si fa che parlarne a Santiago, e quasi tutti ci vanno, però si vedono poco. La maggior parte sono nascosti con alberi, infrattati dentro stradine anonime e cammuffati con ingressi dall’aspetto qualunque. Eppure sono centinaia, e all’ora di pranzo, la più gettonata, è difficile trovare posto.</p>
<p>Santiago è anche questo: motel cammuffati nel nulla. Pietra miliare nell’educazione sentimental-sessuale dei cileni che li accompagna nella vita adulta. Luoghi studiati per sfuggire alla routine o consumare amori clandestini ma anche, più banalmente, per consentire alle coppie con figli in casa di concedersi una notte di intimità come si deve.</p>
<p>La loro incredibile varietà creativa non corrisponde alla pessima fama del Paese, considerato il più represso e conservatore dell’America Latina. “Conservatore si, ma non represso”, dissente il 42 enne scrittore Rafael Gumucio, una delle penne più dissacranti del Cile e Direttore dell’<em>Istituto di Studi Umoristici</em> presso la prestigiosa Università Diego Portales. “La fine della dittatura ha dato il via a una grande vitalità, a un grande entusiasmo nel vivere la sessualità in maniera adolescente: e cioè genitale, veloce e senza complicazioni”. Ha occhi scuri che non si fermano un attimo e barba di tre giorni.  “La repressione cilena è un inganno. Semplicemente, noi crediamo nella forma delle istituzioni e non nello spirito. Non crediamo nei sentimenti. Pensiamo sia importante sposarsi e avere figli, ma non che ci si debba credere. La enorme diffusione dei motel fa parte di questa cultura”.</p>
<p>Sta di fatto che poche capitali nel Subcontinente possono vantare una offerta così ricca, che va da luoghi eleganti e quasi sobri a un’infinità di alberghi a ore straordinariamente fantasiosi.</p>
<p>Se è vero che spopolano le ambientazioni da antico Egitto, orientali e arabe, non mancano i colpi di originalità come quello del <em>Duende (Il Folletto):</em> una specie di castelletto nordico in cui le stanze sono ispirate al mondo degli gnomi, con corridoi strettissimi e coperti di tronchi. Il proprietario, Jorge Melo, lo ha aperto qualche anno fa e assicura che i folletti si aggirano in effetti nel palazzo. Più variegata l’offerta dell’<em>Hotel Maravilla</em>: stanze tappezzate da scene bucoliche in cui il letto è incastrato in un carretto in legno, suite medioevali con elmi e corazze appesi alle pareti e l’immancabile camera egizia in cui una mummia alta come un uomo sembra uscire da un sarcofago aperto, giusto di fianco al letto. Un campione del filone torbido-pacchiano è rappresentato dall’<em>Hotel Marquez</em>: luci basse e cupe, finti cigni che si baciano su letti inondati di petali e stanze Marylin in cui una bocca in plastica rossa tappezza un’intera parete. Anche l’offerta optional è molto assortita. L’elegante Motel Cozumel offre nel suo sex-shop <em>nursery set</em> (“travestimento erotico da infermiera perversa”) e flaconcini di feromoni, mentre lo chef dell’Admiral, uno dei cuochi più noti di Santiago, prepara <em>cebiche afrodisíaci</em> per le coppiette d’alto bordo che passano per il motel.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il regista <em>enfant prodige</em> Matias Bize, 32 anni, ci ha ambientato un film, nel Cozumel. Si intitola <em>En la cama</em> e comincia e finisce nel motel. Stanze con tocchi messicani che il regista e la sua troupe hanno arricchito con luci “che fanno atmosfera”. Il film è la storia di due ragazzi che si conoscono a una festa, si piacciono e vanno in un motel. Non sanno nemmeno i rispettivi nomi, però finisce che a furia di far sesso si innamorano. “Ho scelto l’ambientazione di un motel perché è una cornice familiare per i cileni e perché è più adatta a raccontare una storia di comunicazione tra due sconosciuti”. Bize ha vinto il Premio Goya l’anno scorso con il film <em>La vida de los peces</em>, che ha partecipato al festival di Venezia di due anni fa ed è stato scelto per rappresentare il Cile agli Oscar nel 2011. Sembra un adolescente, ha lunghe gambe magre e occhi azzurri. “Anche io ho frequentato i motel, naturalmente, però quando ero più giovane. Il motel è una necessità per chi non ha casa, e in ogni caso è <em>entretenido</em>, è divertente”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Non sono molti i santiaguini che non hanno mai messo piede in un motel, d’altronde. La bruna ingegnere quarantenne si lamenta che nessun fidanzato ce l’ha mai portata perché erano troppo noiosi per farlo, ma ammette di essere un’eccezione. Di motel si parla parecchio, si confrontano prestazioni e prezzi. Ci sono siti in cui i navigatori commentano le rispettive esperienze, con serietà e precisione. Altri in cui danno i voti. Ci sono scuole di pensiero. Per molti l’Hotel Valdivia è ancora imbattibile, ma i giovani e la gente alla moda preferiscono posti come <em>Niagara</em> e<em> Triángulo 3</em>, più soft e simili ad alberghi. E’ vero che anche <em>Niagara </em>ha le suite egizie, però le camere Picasso e Dalì sono piuttosto belle, e inoltre offre eccellenti sushi. Il proprietario di <em>Triángulo 3</em> si chiama Francisco Salazar, a fondare il motel sono stati i genitori, tornati in Cile nel ’78 dopo aver vissuto <strong>Marin </strong>in Australia e Stati Uniti. Quando gli chiedi come mai tanti motel a Santiago, Salazar assicura che i latini “hanno la fama ben meritata di essere più focosi degli europei”, ma l’influenza della chiesa cattolica ha reso i cileni molto timorosi nel vivere il sesso. “Quando cresciamo, però, facciamo di tutto per dimenticare questi tabù rompendo le proibizioni della nostra cultura”. Per inciso, <em>Triángulo</em><em> 3</em> è il preferito da molta gente dello spettacolo ed è stato il primo a Santiago a introdurre i letti tondi e i materassi ad acqua.</p>
<p>Qualche motel fa donazioni e opere di bene. Ce ne è uno che finanzia un liceo e il celebre <em>Marín</em><em> 014 ha donato sei anni fa il 14 per cento degli incassi di 27 ore a Teleton. Nemmeno il </em><em>Marín</em> ha una insegna, soltanto un numero dorato che segnala la palazzina in calle <em>Marín</em>, famosa per i suoi motel contrassegnati da luci al neon. Il <em>Marín</em><em> </em>è un capolavoro, nel suo genere. Riproduzioni a tutta parete del Bacio di Klimt tappezzano i muri mentre le 73 stanze sono decorate con giganteschi affreschi di ballerine nude di cabaret o dipinti di accoppiamenti in stile rimascimentale. La camera più famosa si chiama <em>Caperucita Roja</em>, Cappuccetto Rosso, e ha un grande letto rosso sulla cui testiera campeggia la scritta luminosa <em>Para comerte mejor</em>, Per mangiarti meglio. Héctor Silva, il gestore e figlio del proprietario, elenca con orgoglio i punti di forza del suo motel. “Insieme a mia sorella Pilar, architetta, abbiamo scelto di utilizzare l’arte e il colore come sinonimo di luogo gradevole invece delle atmosfere cupe che evocano la colpa. Al Marín abbiamo camere di tutti i tipi, da quella indocinese alla stanza Mille e una notte e inoltre jacuzzi graffitate, poltrone ginecologiche e stanze con globo luminoso da discoteca sul soffitto”.</p>
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<p>Su quel motel, la compagnia teatrale La Patiperra ha fatto un’opera. Il direttore Juan Manuel Tapia ha raccolto le testimonianze delle cameriere e realizzato una performance piuttosto intensa. “Le cameriere sono il barometro perfetto delle pulsazioni del posto, una specie di croniste del quotidiano”, spiega Tapia. “Per quel che riguarda i motel cileni ritengo che accolgano le ansie, le fantasie, le realtà di una sessualità socialmente castrata. Nel nostro Paese il sesso spesso si nasconde e i motel sono un fantastico nascondiglio”. L’opera ha avuto successo anche se la critica si è divisa. “Il problema è che ho cercato di trasformare il pubblico in una specie di amante occasionale, che vedesse quello che non sempre può vedere e si appropriasse delle storie. Dato che in Cile il sesso si utilizza di solito per fare commedie, mettere la gente davanti a storie intense e sensibili era un rischio, che però ho voluto correre”.</p>
<p>Tra le storie messe in scena c’è quella di un amante infelice cha va una volta al mese al motel, solo, e piange disperatamente sulle lettere di una donna che lo ha abbandonato. Poi, torna a casa dalla moglie. Un’altra storia è quella di una donna che rimprovera ferocemente l’amante per la sua impotenza.</p>
<p>Il <em>Marín</em>, per dire, ha anche una camera per i ciechi. Mobili fissati a terra per impedire ai clienti di inciampare. La <em>new wave</em> motelera è così, inclusiva, e cerca di includere tra i suoi clienti tutte le fasce. Nuovi motel come <em>Kapital</em> sottolineano che sono aperti alle coppie gay, <em>La Vie’n Rose </em>fa sconti del cinquanta per cento a chi ha più di sessant’anni e altri praticano offerte speciali per gli universitari. I motel più all’avanguardia badano meno alla privacy di quelli tradizionali, hanno normali reception e dichiarano che “la vergogna va lasciata alle porte”. E’ probabile però che questa tendenza non piaccia alle coppie clandestine, che preferiscono la fantasiosa protezione dell’<em>Hotel Valdivia</em>. O posti come il <em>Guayaquil</em> in cui speciali sensori segnalano l’arrivo dei clienti e sollecite cameriere si precipitano ad accudirli, senza bisogno che nessuno le chiami.</p>
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		<title>Gennaro Carotenuto, &#8220;cavallinologo&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 09:50:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il prof. Gennaro Carotenuto insegna Storia del Giornalismo nel piccolo, ma molto prestigioso ateneo di Macerata. E lo fa, mi assicurano, con grande perizia e passione. Ma la sua vera specialità – o, se preferite, la scienza da lui con più frequenza e profondità praticata – sembra da tempo essere la “cavallinologia”. Credo, anzi, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il prof. <strong>Gennaro Carotenuto</strong> insegna Storia del Giornalismo nel piccolo, ma molto prestigioso ateneo di Macerata. E lo fa, mi assicurano, con grande perizia e passione. Ma la sua vera specialità – o, se preferite, la scienza da lui con più frequenza e profondità praticata – sembra da tempo essere<strong> la “cavallinologia”</strong>. Credo, anzi, che il professor Carotenuto possa a tutti gli effetti (e senza possibilità di smentita) esser considerato, oggi, il miglior <strong>cavallinologo</strong> (0 cavallinista?) vivente. Anche perché a nessuna persona con un minimo di sale in zucca potrebbe mai venire in mente, non solo di praticare la cavallinologia, ma anche soltanto di considerarla, sia pur in forma approssimata, una pratica scientifica.</p>
<p>La cavallinologia altro infatti non è – come il suo nome suggerisce &#8211; che lo studio della vita e delle opere (o, più esattamente, delle malefatte) di Cavallini Massimo, tema che, per la sua intrinseca irrilevanza, lascia spesso indifferente anche chi di quello studio è l’esclusivo oggetto. Ovvero: il qui scrivente Cavallini Massimo. Ed a sospingere il Carotenuto in questi inesplorati territori dove si muove con un ardore che, a tratti, assomiglia ad una vera e propria ossessione, è la credenza che il Cavallini lo vada &#8211; talora in prima persona, talaltra sotto mentite spoglie &#8211; perseguitando. Laddove per “persecuzione” (altro indispensabile chiarimento) il professore ovviamente intende – con assoluta coerenza, visto che, giornalisticamente parlando, il suo modello è il Granma cubano -<strong> l’espressione di opinioni in contrasto con le sue.</strong></p>
<p>L’ultimo (e splendido) caso di cavallinologia applicata, gentilmente segnalatoci da amici, nasce a seguito<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/17612-henrique-capriles-sfider-hugo-chvez-il-7-ottobre-per-la-presidenza-del-venezuela/#comments"> d’un articolo c</a>he il professore ha dedicato, nel suo sito “<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/"><strong>Giornalismo partecipativo</strong></a>”, alle primarie dell’opposizione venezuelana, e che 2Americhe ha puntualmente ripreso, sotto il titolo “<a href="http://2americhe.com">chavisti pennuti</a>”, nella sua rubrica “scritti da cani” (il “pennuti” si riferisce al fatto che il Carotenuto, aveva con molto perentoria superficialità contestato <strong><a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/02/13/venezuela-henrique-capriles-il-nuovo-anti-chavez-di-sinistra-il-ritratto/" target="_blank">un articolo di Paolo Manzo</a></strong><strong>, </strong>nel quale <strong>Henrique Caprile Radonsky</strong> (dal Carotenuto del tutto arbitrariamente, ma in piena sintonia con i più ottusi tra i chavisti, definito “un estremista di destra”) veniva qualificato come “progressista”: “se Caprile è progressista – aveva scritto il professore &#8211; io sono Nonna Papera”). Massimo Cavallini – al pari di tutti coloro che hanno, in qualche momento, testimoniato pensieri sgraditi al professore, è stato da molto tempo messo rigorosamente al bando dal sito “Giornalismo partecipativo” (il professore provvede a cancellare, quando ci sono, anche i trackback di 2Americhe). Ma il Carotenuto ha creduto di scorgere la sua presenza (e non è la prima volta) dietro i commenti di tal <strong>Umberto Blanca, anche lui, come si può vedere, immediatamente condannato all’ostracismo.</strong></p>
<p>La cosa più interessante è, tuttavia, questa: il professore coglie l’occasione – rispondendo all’angosciato l’interrogativo d’uno dei commentatori (uno dei pochi ai quali Giornalismo partecipativo concede accesso) per rispondere in forma antologica vale a dire: ripubblicando tutti i suoi scritti in materia) al quesito che è alla base della scienza di cui il più illustre, anzi, l’unico praticante: chi è Cavallini?</p>
<p>Ecco qui, ripresi dal sito Giornalismo partecipativo, tutti i link necessari:</p>
<p><a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1168-omero-ciai-angela-nocioni-piero-sansonetti-massimo-cavallini-risposte-dovute/">http://www.gennarocarotenuto.it/1168-omero-ciai-angela-nocioni-piero-sansonetti-massimo-cavallini-risposte-dovute/</a><br />
<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/1843-massimo-cavallini-e-lassassino-di-roque-dalton/">http://www.gennarocarotenuto.it/1843-massimo-cavallini-e-lassassino-di-roque-dalton/</a><br />
<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/15250-il-vizietto-diffamatorio-di-massimo-cavallini-contro-gennaro-carotenuto/">http://www.gennarocarotenuto.it/15250-il-vizietto-diffamatorio-di-massimo-cavallini-contro-gennaro-carotenuto/</a><br />
<a href="http://www.gennarocarotenuto.it/16416-il-benaltrismo-alla-rovescia-di-massimo-cavallini/">http://www.gennarocarotenuto.it/16416-il-benaltrismo-alla-rovescia-di-massimo-cavallini/</a></p>
<p>Avevamo in un primo tempo pensato di indicare ai lettori anche i link delle risposte che 2Americhe aveva, in talune circostanze, dedicato a quegli articoli (risposte che, comunque, chi lo desideri può facilmente trovare nel sito). Ma abbiamo poi deciso che non era il caso. La “cavallineide” del Carotenuto è infatti, a suo modo, un capolavoro che va gustato in tutta la sua purezza, senza intrusioni di sorta. Sicché ci limitiamo a segnalarvi quelle che, tra le performance cavalliniste del professore, consideriamo le più complete e migliori: quello che riassume la biografia del Cavallini, elencando le tappe della sua (non troppo) lunga marcia verso la Cia ed il Gruppo Prisa (un&#8217;altra ossessione  del professore). E quella – un esempio di cavallinologia davvero insuperabile – nella quale accusa il Cavallini di <strong>complicità morale nell’assassinio del poeta salvadoregno Roque Dalton.</strong></p>
<p>Dunque: buona lettura a tutti. E, soprattutto, <strong>grazie Nonna Papera.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Chávez e il “maiale”</title>
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		<pubDate>Sat, 18 Feb 2012 15:44:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crazyhorse</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Henrique Capriles Radonsky ha vinto le primarie della “Mesa de Unidad Democratica (MUD). Ha vinto alla grande, conseguendo oltre il 63 per cento degli oltre 3 milioni di voti depositati nelle urne. E da qui parte la campagna presidenziale che, il prossimo 7 ottobre, lo vedrà sfidare Hugo Chávez. Parte come? Il modo migliore per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Henrique Capriles Radonsky ha vinto le primarie della “Mesa de Unidad Democratica (MUD). Ha vinto alla grande, conseguendo oltre il 63 per cento degli oltre 3 milioni di voti depositati nelle urne. E da qui parte la campagna presidenziale che, il prossimo 7 ottobre, lo vedrà sfidare Hugo Chávez. Parte come? Il modo migliore per rispondere a questa domanda è ascoltare le prime parole che il presidente in carica ha dedicato al suo prossimo avversario. (<a href="http://blog.panorama.it/mondo/2012/02/13/venezuela-henrique-capriles-il-nuovo-anti-chavez-di-sinistra-il-ritratto/" target="_blank">clicca qui per un profilo del vincitore scritto da Paolo Manzo</a>).</p>
<p>Per Chávez, Capriles  non è che un “majunche” – insulto liberamente traducibile in schifezza, porcheriola – il cui destino già sta scritto nei libri di Storia. Il leader bolivariano non solo lo batterà, ma lo ridurrà in polvere, non senza aver prima provveduto a smascherarlo. “non nasconderti, majunche, non travestirti. Hai la coda da maiale, le orecchie da maiale, grugnisci come un maiale. E questo perché tu sei un maiale…”. Parole alate. Parole che, una volta di più riflettono la pacata eleganza della personalità dell’uomo che guida il Venezuela e le vertiginose altezze nelle quali si muove il suo pensiero politico. Parole che accompagnano la più generale campagna di discredito – una campagna che non ha risparmiato neppure <a href="http://www.aporrealos.com/forum/viewtopic.php?t=51221&amp;sid=0c427014b9abde19cd50f41015f650eb" target="_blank">le origini “giudee” di Capriles </a>– lanciata dall’intellettualità chavista contro il suino-candidato.</p>
<p>I sondaggi danno per il momento un buon vantaggio a Chávez (circa il 58 per cento dei voti). E dalla sua il presidente bolivariano ha, notoriamente, l’intera macchina statale e l’uso discrezionale di gran parte degli introiti del petrolio. Ma il cammino è ancora lungo. E chissà che, lungo il cammino, una parte consistente dell’elettorato non si scopra stanca dell’egolatria di un presidente che ha trasformato in “mito nazionale” la sua non propriamente eroica biografia e che sembra capace di esprimersi solo per insulti. Sarebbe bello poter leggere, un giorno, sui libri di Storia: Hugo Chávez, presidente del Venezuela autonominatosi erede autentico di Simón Bolivar, sconfitto da un maiale nelle elezioni dell’ottobre 2912…</p>
<p>Ma lasciamo la parola al medesimo Chávez. Ecco il video:<br />
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		<title>Honduras, strage dietro le sbarre</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 16:47:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono più di 350 le persone morte nell’incendio che sta distruggendo il carcere di Comayagua, un centinaio di chilometri a nord di Tegucigalpa. Le cause dell’incendio non sono chiare. Forse un cortocircuito, forse la protesta di qualche detenuto. Ma abbastanza chiare – e terribili – sono le ragion i per le quali l’incendio ha avuto tanto deva stanti effetti. Secondo la Associated Press, infatti, molti dei detenuti sono morti nelle proprie celle, perché le autorità di turno hanno ritardato ad ubicare le guardie che possedevano le chiavi. <a href="http://www.elheraldo.hn/Secciones-Principales/Sucesos/Gobierno-de-Honduras-estima-en-mas-de-300-los-muertos-en-carcel">Leggi tutto si El Heraldo di Tegucigalpa</a></p>
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		<title>Se cinquant’anni vi sembran pochi…</title>
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		<pubDate>Sun, 12 Feb 2012 01:09:54 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 7 di febbraio ha compiuto mezzo secolo l’embargo statunitense contro Cuba. E giusto mi sembra, in questa storica ricorrenza, tornare a celebrarne gli indiscussi e duraturi meriti. “Indiscussi” nel senso che da molto tempo – con la pressoché unica, ovvia esclusione di quel mondo a parte, feroce e insieme patetico, che va sotto il nome di “esilio cubano” &#8211; nessuno ne discute, non solo la storica ingiustizia, ma anche la totale ed ormai decisamente caricaturale incongruenza. E, nel contempo, “duraturi” perché del tutto evidente è come, a dispetto della (o, paradossalmente, grazie alla) sua intrinseca ed arcaica stupidità, l’embargo sia in realtà destinato a restare tra noi ancora per molti anni…</p>
<p><a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/11/cuba-mezzo-secolo-embargo/190376/">Leggi il resto dell’articolo nel blog di Massimo Cavallini su Il fatto Quotidiano</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il guerrillero del (troppo?) tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Feb 2012 12:04:07 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Fidel Castro è riapparso in pubblico per partecipare alla presentazione di un libro – &#8220;El guerrillero del tiempo&#8221;, una lunga e molto “personale” intervista sulla sua vita fino al 1958 – del quale è protagonista. E per molte ore ha ascoltato i prevedibilmente molto ossequiosi interventi dei presentatpori e, quindi, risposto ad altrettanto ossequiose domande [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fidel Castro è riapparso in pubblico per partecipare alla presentazione di un libro – &#8220;El guerrillero del tiempo&#8221;, una lunga e molto “personale” intervista sulla sua vita fino al 1958 – del quale è protagonista. E per molte ore ha ascoltato i prevedibilmente molto ossequiosi interventi dei presentatpori e, quindi, risposto ad altrettanto ossequiose domande del pubblico. Per quanto assai spesso divagante e non di rado confuso, Fidel è apparso passabilmente lucido. Anche se ormai non è che l’ombra del dirigente politico che fu. Ecco, in tre parti, i video dell’evento trasmesso in differita dalla televisione cubana:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=ybypY3A6esM" target="_blank">Fidel presenta &#8220;El guerrillero del tiempo&#8221; prima parte</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=t44j8B56IhQ" target="_blank">Fidel presenta &#8220;el guerrillero del tiempo&#8221; seconda parte</a></p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=t44j8B56IhQ" target="_blank">Fidel presenta &#8220;El guerrillero del tiempo&#8221; terza parte</a></p>
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		<title>All&#8217;armi siam poppanti&#8230;</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 16:46:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Grande scandalo ha suscitato, in Venezuela, la pubblicazione di foto che mostrano una mezza dozzina di bambini, tra i tre e i sette anni, maneggiando enormi fucili mitragliatori nel corso di una manifestazione in quel del barrio 23 de enero, a Caracas, organizzato dal Collectivo la Piedrita, un gruppo paramilitare che, sia pur con qualche contrasto, appoggia il governo di Hugo Chávez. Fonte della notizia: la pagine di Facebook del medesimo collettivo, evidentemente orgoglioso di tale esibizione. Il ministro degli Interni e la Fiscal hanno promesso una “approfondita indagine” che, molti sostengono, forse neppure comincerà. E che, di certo, finirà, come molte altre, nel nulla. Sul tema un commento di Simon Boccanegra tratto da TalCual:</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>NIÑOS CON PISTOLAS </strong></p>
<p><strong>Imágenes impactantes de unos escolares, portando armas</strong> <strong>de guerra, sentaditos y tranquilos, en un derroche más de</strong> <strong>ternura e ingenuidad que de combate, circulan por diarios</strong> <strong>europeos y latinoamericanos. Se trata de una celebración</strong> <strong>cualquiera, organizada en el 23 de Enero por el colectivo La</strong> <strong>Piedrita, en presencia de un oficial de la Guardia Nacional y</strong> <strong>un diputado de la Asamblea Nacional. Uno podría dudar de la</strong> <strong>veracidad de las fotos, a no ser porque las mismas han sido</strong> <strong>publicadas en su cuenta de Facebook por el citado grupo</strong> <strong>paramilitar oficialista, donde también aparecen unas madres,</strong> <strong>uzzi en mano, orgullosas de haber expuesto a sus críos a ese</strong> <strong>episodio de vergüenza nacional. </strong></p>
<p><strong>Por fortuna, tanto el ministro El Aissami como la Fiscalía se han</strong> <strong>pronunciado en su contra, y hasta el despacho de Luisa Ortega</strong> <strong>Díaz se comprometió a abrir una averiguación penal, dado que</strong> <strong>al acto asistió Valentín Santana, jefe de La Piedrita, y sobre</strong> <strong>quien recae orden de captura desde noviembre de 2008, cuando el Presidente ordenó su arresto por haber amenazado de</strong> <strong>muerte en forma pública al empresario Marcel Granier.</strong></p>
<p><strong>Este minicronista, que no se las sabe todas pero ha visto</strong> <strong>mucha agua correr bajo los puentes, sospecha que ni la Fiscal</strong> <strong>ni el Ministro del Interior ni el Cicpc harán algo al respecto y</strong> <strong>van a jugar al olvido, por aquello de que un nuevo escándalo</strong> <strong>sepultará el incidente; y La Piedrita seguirá exhibiendo sus</strong> <strong>uzzi y sus kalashnikov para tormento de los agobiados parroquianos del 23. Pero lo preocupante no es eso, sino los efectos</strong> <strong>que la retórica guerrerista de Chávez ha permeado en activistas del oficialismo, algunos de ellos en verdad descocados</strong> <strong>­ideológicamente hablando­ que toman en serio las advertencias de la invasión o de los planes de la Casa Blanca para</strong> <strong>acabar con la revolución, y creen a pie juntillas los aguajes de</strong> <strong>Chacumbele cuando grita ese &#8220;aquí los vamos a esperar&#8221;, que</strong> <strong>descarga cuando siente que baja el barómetro de la credibilidad en sus propias filas.</strong></p>
<p><strong>Tranquilos. Los niños armados de La Piedrita expuestos en la</strong> <strong>foto (¿qué pasó señores de la Lopna?) no van a salir a la calle a</strong> <strong>defender la revolución, y es posible que en la medida en que</strong> <strong>crezcan sentirán vergüenza por esa triste situación en la que</strong> <strong>sus madres los metieron. Tampoco se convertirán en antichavistas u opositores. Serán ciudadanos, bajo un nuevo gobierno</strong> <strong>que al fin recuperó la cordura para bien de todos los que vivimos en esta tierra de gracia.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non avrai altro partito all&#8217;infuori di me..</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 13:39:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>crazyhorse</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Raúl Castro lo aveva detto: non aspettatevi grandi cambiamenti. Ed è stato di parola. La prima conferenza nazionale del Partito Comunista di Cuba, svoltasi a porte chiuse, si è conclusa, non con una novità (piccola o grande che sia), ma con una prevedibilissima (ma egualmente sconfortante) conferma. Il PCC è e resterà l’unico partito di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Raúl Castro lo aveva detto: non aspettatevi grandi cambiamenti. Ed è stato di parola. La prima conferenza nazionale del Partito Comunista di Cuba, svoltasi a porte chiuse, si è conclusa, non con una novità (piccola o grande che sia), ma con una prevedibilissima (ma egualmente sconfortante) conferma. Il PCC è e resterà l’unico partito di Cuba, l’unico garante di un cambiamento che, proprio per questo, mai sarà tale. Così come il documento preparatorio, suddiviso in 92 punti, anche le conclusioni della Conferenza e lo scialbo discorso di clausura di Raúl sono apparsi riassumibili in una sola, laconica frase” más de lo mismo”. Da oltre mezzo secolo, la solita solfa. Buona lettura</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.cubaencuentro.com/var/cubaencuentro.com/storage/original/application/06740130e4ba2663fd6ae4beef8ea17e.pdf">Il documento preparatorio</a></p>
<p><a href="http://www.granma.cubaweb.cu/2012/01/30/nacional/artic08.html">Il documento conclusivo o “resolución”</a></p>
<p><a href="http://www.granma.cubaweb.cu/2012/01/30/nacional/artic03.html">Il discorso di Raúl</a></p>
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		<title>Requiem per un &#8220;delinquente&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 18:55:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Massimo Cavallini</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Si lo so, accade ben altro nel mondo. Ed in tutto il mondo c’è gente che muore in carcere. Ma io credo valga egualmente la pena esaminare nei dettagli il caso di Wilman Villar Mendoza, morto venerdì mattina in una prigione di Santiago di Cuba, al termine d’uno sciopero della fame durato quasi due mesi. O – per quanti preferiscano adeguarsi alla versione ufficiale – il caso del “delinquente” Wilman Villar Mendoza, morto, nonostante le cure tempestivamente e generosamente somministrategli dallo Stato le cui leggi egli aveva infranto, per un’inarrestabile forma di setticemia nell’ospedale Juan Bruno Zayas, dove era stato trasferito d’urgenza una settimana fa<a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/01/22/requiem-per-villar-mendoza-delinquente-cubano/185575/">. Leggi l’intero articolo nel blog di Massimo Cavallini su Il fatto Quotidiano</a></p>
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