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Wednesday, November 30, 2022
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“Cosa sei, Nicaragua, per farmi tanto male?”

In questa intervista con BBC-News, la poetessa nicaraguense Gioconda Belli, parla del suo paese prigioniero del “nuovo Somoza” Daniel Ortega, di Venezuela e di Cuba. O, più precisamente dei “valori umanistici” perduti da tre diverse ma interconnesse rivoluzioni che, da tempo, hanno cessato d’esser tali.


Si definisce, di volta in volta, come “nicaraguense, rivoluzionaria, poetessa, madre di quattro figli e moglie di tre mariti”. In altre si descrive come una “pazza, fallibile, tenera e vulnerabile, che si innamora come un anima in pena di cause giuste, uomini belli e parole giocose”.

Gioconda Belli è una delle voci più sensuali e contestatarie della letteratura latinoamericana, erede di un’epoca esplosiva, ormai quasi estinta, e della scoperta dell’intimità femminile nella poesia.È forse l’ultima sopravvissuta di una generazione ormai quasi perduta di pioniere che sfidarono il loro tempo e le convenzioni: la Nocciolata, Alfonsina Storni, Delmira Agustini, Carilda Oliver, Gabriela Mistral, Idea Vilariño, Laura Victoria, Julia de Burgos…

Ha trasformato in poesia le mestruazioni, il parto, l’orgasmo, il desiderio e la libidine della donna quando quasi nessuno osava e ha causato uno scandalo e un’ammirazione che si sono protratti per decenni, resistenti a stili, politiche, tempi e dimenticanze.

A 73 anni “di tante primavere”, Belli dice di essere ancora una donna “inquieta per natura”. E dice anche che la poesia e il suo attivismo per il suo grande amore, il Nicaragua, rimangono i temi fondamentali della sua vita, quelli che manterranno il suo cuore “ribelle, ticchettando”, fino a quando finalmente smetterà di battere. Dal suo “secondo esilio”, in Spagna, racconta che la sua memoria e la sua nostalgia si dividono in due parti: tra il paese dove ora vive, la patria della lingua che divenne la sua arma e il suo lavoro, e l’altro, “un triangolo di terra perso in mezzo al mondo”, da dove ha dovuto partire, a cui non sa se potrà tornare.

“Cosa sei, Nicaragua, per farmi tanto male?” si chiede, in una delle sue poesie.

“È il paese delle grandi nuvole, dei bei laghi, dei vulcani, il paese della passione, della gioia, della ribellione… e del coraggio”, risponde in un’intervista a BBC Mundo….

Clicca qui per leggere, in spagnolo l’intera intervista

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