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Wednesday, August 17, 2022
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Boric, riuscirà il nostro eroe a salvare la sinistra?

Jon Lee Anderson, autore della più nota e celebrata biografia del Che Guevara, racconta sulle pagine del New Yorker, i “tormenti del giovane Gabriel”. O, più esattamente, descrive le speranze, le idee e le difficoltà dell’uomo che oggi meglio incarna le prospettive di rinnovamento della sinistra latino-americana. E non solo latino-americana…


Il febbraio di Santiago, la capitale del Cile, è come l’agosto di Parigi: un mese di fine estate, quando tutti coloro che possono permettersi una vacanza scappano per un ultimo respiro di libertà. Molti santiagueños se ne vanne verso le vicine spiagge del Pacifico, o verso i laghi freddi nel sud. E, quando l’ho incontrato, anche Gabriel Boric, il presidente eletto del paese, stava progettando una vacanza ristoratrice, dopo i due mesi di attività frenetica che avevano seguito il suo trionfo elettorale del 19 dicembre.

In un barbecue sul retro, poche settimane prima della sua inaugurazione, Boric mi disse di come che lui e la sua partner si apprestassero a partire per l’arcipelago di Juan Fernández, quattrocento miglia al largo della costa. Ovvero: per l’isola dove il marinaio scozzese Alexander Selkirk fu abbandonato nel XVIII secolo, vicenda che contribuì poi ad a ispirare il “Robinson Crusoe” di Daniel Defoe. Boric aveva in programma molte cose: nuotare e pescare di nuotare, pescare e, soprattutto, leggere una pila di libri: il classico di Defoe, biografie di presidenti cileni, una storia di Europa orientale da Timothy Snyder. Sentiva di dover recuperare terreno in materia di geopolitica, poiché già si sentiva corteggiato dalle superpotenze.

Dopo la vittoria di Boric, il presidente Joe Biden lo aveva chiamato per congratularsi e invitarlo a un vertice di leader emisferici a Los Angeles. Il Cile, con le sue quattromila miglia di costa, è un avamposto tattico in America Latina, una regione in cui Biden ha cercato, a intermittenza, di aumentare il suo raggio d’azione. Il viaggio sarebbe stato complicato per Boric; si era insediato a capo di una coalizione di sinistra che comprendeva il Partito Comunista del Cile, che tende a considerare gli Stati Uniti come un aggressore imperialista. Ma il vertice era ancora diversi mesi lontano, e Biden gli aveva detto che non dovevo decidere subito. L’ambasciata cinese, nel frattempo, gli aveva consegnato a mano una lettera di Xi Jinping, in cui cortesemente gli ricordava che la Repubblica popolare cinese era il più grande partner commerciale del Cile. Il Cile è il più grande produttore mondiale di rame e il secondo più grande di litio; la fornitura della Cina di batterie e telefoni cellulari dipende dal commercio.

Boric aveva anche sentito che Vladimir Putin stava considerando una visita in Argentina, e si chiedeva, il giorno che l’incontrai, se il leader russo potesse venir il ghiribizzo d’aggiungere il Cile al suo itinerario. E fece una smorfia mentre ci pensava. Alcuni nella più  dura ed arcaica sinistra cilena vedono la Russia come un alleato contro l'”egemonia” americana, ma Boric non voleva Putin nel suo paese.

Boric ha trentasei anni – un anno appena al di sopra dell’età minima richiesta per essere eleggibile alla presidenza del Cile – una corporatura tarchiata, un viso rotondo e barbuto e un rado ciuffo di capelli castani. E mi ha parlato di tutto questo con un’aria di complicità entusiasta; sono stati tra i momenti più importanti della sua vita finora. Non era ancora ufficialmente Presidente, ma gli era stata data una macchina e guardie del corpo, ed era stato informato quotidianamente dall’amministrazione uscente. Aveva dichiarato che il suo governo sarebbe stato femminista, e che il suo gabinetto, in un primo per l’America Latina, sarebbe stato prevalentemente femminile; quattordici su ventiquattro ministri sarebbero state donne, inclusi i segretari della difesa e dell’interno. Due ministri erano apertamente gay. Molti funzionari di Boric erano giovani di sinistra, come lui.

Anche la sua compagna, Irina Karamanos, ha rappresentato una rottura con il passato. Trentaduenne di origine greca e tedesca, parla cinque lingue, ha una laurea in antropologia ed è considerata una leader nella politica femminista. Era già riuscita a stuzzicare alcuni cileni dichiarando che avrebbe “riformulato” il ruolo della First Lady, perché non era “né prima né signora”….(clicca qui per continuare a leggere l’articolo nell’originale inglese)

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