“Ci fu quid pro quo? La risposta è sì…”

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Con queste parole Gordon Sondland, ambasciatore Usa presso la Comunità Europea, ha iniziato la sua deposizione di fronte alla Commissione della House of Representatives che conduce il processo di impeachment. In sostanza: Donald Trump – da detto e ripetuto Sondland nel corso della sua deposizione – ha davvero usato i poteri conferitegli dalla carica che ricopre, non per difendere gli interessi nazionali, ma per ottenere da un capo di stato straniero (il presidente ucraino nel caso specifico) vantaggi politici personali. Più in dettaglio: Donald Trump ha – lungo canali diplomatici paralleli di cui Sondland era parte – usato fondi stanziati dal Congresso per aiutare militarmente l’Ucraina nella sua disputa con la Russia come strumento di ricatto al fine d’ottenere dal presidente ucraino l’apertura di indagini nei confronti del figlio di Joe Biden, suo probabile rivale nelle elezioni del prossimo anno.

Si trattasse d’un normale processo, La testimonianza di Sondland – un imprenditore alberghiero da Trump nominato ambasciatore come compensazione per i danari versati nelle casse della sua campagna elettorale e da lui fino a ieri definito “un grande americano” – non potrebbe che esser considerata il preludio d’una sicura condanna. Ma quello di impeachment non è un normale processo. Condannato da una soverchiante quantità di prove di colpevolezza – non poche fornite da lui medesimo – Trump resta sotto l’ombrello della complicità del partito repubblicano che controlla la maggioranza del Senato…Ecco quel che scrive in proposito Dana Milbamk sul Washington Post…Leggi…

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