Trump, Bolsonaro e l’Amazzonia che brucia

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“Kkkkkkkkk….”. No, non è d’un errore di battitura. Né una prova malriuscita di funzionamento della tastiera. Questa lunga ed apparentemente insensata fila di “kappa” – da leggersi “ha, ha, ha”, come vuole la versione portoghese del cyber-gergo corrente – altro non è che una risata. Più esattamente: la risata – o l’assai sguaiato sghignazzo – col quale l’attuale presidente della República Federativa do Brasil, Jair Messiah Bolsonaro, ha nei giorni scorsi, con molto sardonico entusiasmo, accolto l’alquanto servile “cinguettio” d’uno dei suoi seguaci. A suscitare la triviale ilarità del presidente brasiliano – un ex-capitano d’artiglieria per il quale l’umorismo da caserma è da sempre, notoriamente, una sorta di marchio di fabbrica – era stato il paragone, via foto, tra la di lui (e di lui di quasi trent’anni più giovane) consorte, la 37enne Michelle de Paula Firmo Reinaldo, e Brigitte Trogneux, la 66enne moglie del presidente francese, il 41enne Emmanuel Macron. Paragone che, a detta dell’autore del tweet, con implicita chiarezza impietosamente illustrava (ed illustra) le “vere ragioni” del malanimo da giorni imperante tra i due capi di Stato e le due nazioni. “Entendem agora pq Macron persegue Bolsonaro?”, adesso capite perché Macron perseguita Bolsonaro?, si chiedeva ammiccante nel tweet un tal Rodrigo Andreaça, sovrapponendo l’immagine di Brigitte a quella di Michelle. “Não humilhe cara”, non umiliare quel tizio, rispondeva non meno ammiccante (e, come sua abitudine, in un portoghese molto approssimativo), il presidente brasiliano, sottolineando il proprio divertimento con, per l’appunto, la lunga sequela di “kappa” di cui sopra.

Mi sbaglierò, ma proprio da qui, da questo sinistro sogghigno, credo valga la pena partire per meglio capire in quali mani ed in quali cervelli giacciano oggi i destini della foresta amazzonica in fiamme. Nonché, è appena il caso d’aggiungere, quelli del pianeta Terra, che alle sorti del suo “polmone” – come l’Amazzonia viene di norma definita – sono, notoriamente, ed in non piccola parte, legati.

Breve riassunto delle puntate precedenti per quanti già non conoscessero gli antefatti. Prima dell’apertura dell’ultimo vertice del G7, a fronte delle notizie che illustravano le inedite e devastanti dimensioni della tragedia amazzonica – un disastroso aumento di oltre il 100%, rispetto allo scorso anno, degli incendi che vanno distruggendo la (sempre meno) immensa foresta – Emmanuel Macron aveva non solo lanciato l’allarme, ma anche accusato Bolsonaro d’avere mentito allorquando, nel discutere i dettagli del nuovo patto commerciale tra Unione Europea e Mercosur, quest’ultimo aveva solennemente garantito l’impegno del Brasile in difesa dell’Amazzonia.

Vero o falso? Le due cose, in qualche paradossale misura. Perché se è vero che, al fine di chiudere le quasi ventennali trattative per la definizione d’un trattato commerciale, i negoziatori brasiliani avevano a suo tempo assentito – o finto d’assentire – alle ecologiche preoccupazioni dell’Europa, vero è anche che impossibile è trovare, nel lessico bolsonariano, una sola promessa, un generico impegno, o foss’anche un’unica parola, un gesto, un accenno in grado di testimoniare una qualche remota simpatia per Madre Natura, per la difesa dell’ambiente in generale o, più specificamente, per la preservazione delle foreste. Nel nome d’un nazionalismo apertamente fascistoide, l’ex capitano dell’esercito è sempre stato – e stato nella forma più virulenta e volgare, fin da quando trent’anni fa è entrato in politica come “vereador”, consigliere, della Camâra Municipal do Rio de Janeiro – un sostenitore della linea del “a Amazônia è nossa”. Nossa, nostra, nel senso di “a disposizione dei più beceri interessi dell’agri-business”, per il quale la foresta è, da sempre, territorio di conquista, prevalentemente a vantaggio degli animali da pascolo le cui carni alimentano i fast-food d’una non piccola fetta del mondo occidentale. La strategia è semplice: si appianano sempre più ampi tratti di foresta con motoseghe e bulldozer (il cosidetto “desmatamento”) o, ancor più spesso, con il fuoco (le cosiddette “queimadas”, un’antica pratica che, massificata dall’agri-business, è oggi tra le principali cause degli incendi che stanno divorando l’Amazzonia). E quel che resta è terra arida. Morta. Irrecuperabile. Gli incendi – sempre più alimentati dal riscaldamento globale – nascono qui, in questi deserti artificialmente creati ai margini (o, sempre più spesso nel cuore) di quella che era un tempo forse la più umida (e meno “incendiabile”) parte del pianeta.

Nessuna sorpresa, dunque, che, una volta giunto alla presidenza sulla non del tutto limpida onda del “Lava-Jato” – una colossale storia di tangenti che ha sconvolto l’intero continente e della quale StrisciaRossa ha più volte trattato – Jair Messiah abbia apertamente incoraggiato, come strumenti di progresso e di futura abbondanza, tanto “os desmatamentos” quanto “as queimadas” (banditi, entrambi, dai precedenti governi di Lula e Dilma Rousseff). E nessuna sorpresa, soprattutto, che – a dispetto delle rassicurazioni della diplomazia brasiliana – in questo primo anno della presidenza dell’ex capitano siano vertiginosamente aumentati tanto gli uni come le altre, con le dantesche conseguenze le cui immagini vanno, di questi tempi, saturando i media. L’ambiente? “Só importa aos veganos que comem só vegetais”, interessa solo ai vegani che mangiano soltanto verdure”. Questo – in una delle sue tante frasi che potrebbero tranquillamente venir raccolte in una sorta d’antologia dei peggiori luoghi comuni anti-ecologici – ebbe a dire tempo fa Bolsonaro, rispondendo alla domanda d’un giornalista della Folha de São Paulo

E le “kappa”? Che cosa ci dicono, al di là di tutto questo, le sgangherate risa con le quali Bolsonaro ha sottolineato – con l’Amazzonia in fiamme sullo sfondo – la differenza tra la sua giovane e bella consorte e la moglie del capo di Stato, il perfido Macron che, prendendo a banalissimo pretesto il rogo dell’Amazzonia, va oggi sfogando la sua incontenibile invidia per il di lui molto più “maschio” e, in materia di coniugale, fortunato collega brasiliano? Ci dicono molte cose. E soprattutto ci permettono, quelle “kappa”, di sottolineare, al di là del Brasile e dell’Amazzonia, le ovvie ed a più riprese dichiarate affinità elettive tra Jair Messiah Bolsonaro e Donald J. Trump, un altro e ben più poderoso personaggio che – anch’egli con grottesche, ma reiterate (e tutt’altro che innocue) messianiche pretese – è parte essenziale del globale attacco contro la già molto precaria salute del pianeta.

Trump e Bolsonaro condividono, infatti, molte cose. Entrambi negano – con le più viete argomentazioni – ogni pericolo di “riscaldamento globale” (un ”hoax”, una beffa ordita dai cinesi ai danni degli Usa, secondo Trump). Entrambi hanno, con ancor più viete argomentazioni, debilitato, o distrutto, tutte le leggi di difesa ambientale nei rispettivi paesi. Bolsonaro ha addirittura – ed a più riprese – cercato di eliminare del tutto il ministero dell’ambiente, chiedendone l’integrazione (cosa che, per ora, non gli è riuscita per l’opposizione del Parlamento) con il Ministero dell’Agricoltura, da lui molto opportunamente collocato nelle mani di Tereza Cristina – meglio nota come “a Musa do veneno”, la musa del veleno, in virtù della sua viscerale (e sinistramente poetica) passione per i fertilizzanti più tossici e letali – dirigente di quella “Frente Parlamentaria Agropecuaria” che può, a tutti gli effetti, esser considerata la lobby dell’agro-business che va distruggendo l’Amazzonia. Né questo è tutto, perché, non più di qualche settimana fa, Bolsonaro non ha esitato a mettere malamente alla porta Ricardo Galvão, il responsabile dell’INPE (Instituto Nacional de Pesquisas Espaciais), colpevole d’aver diffuso “dati esagerati” – ovvero, d’aver detto la verità – sulle dimensioni e le conseguenze del “desmatamento” e delle “queimadas”.

C’è però una cosa che, al di là d’ogni specifico argomento, davvero unisce – come due fratelli siamesi della nuova destra globale anti-ambientalista – Trump e Bolsonaro: l’ignoranza. Quel particolare tipo d’ignoranza che, frutto dell’odio non solo per la scienza, ma per la conoscenza in quanto tale, da sempre è la base d’ogni impulso (parlare di filosofia o di ideologia nel caso di Trump e Bolsonaro sarebbe del tutto improprio) d’indole reazionaria.

Di questa ignoranza, causa prima dell’aggressione all’ambiente, è indubbiamente figlio – forse non primogenito, ma certo legittimo – anche il narcisismo maschilista che, in risposta a Macron e ad un mondo estrefatto, ha spinto Jair Bolsonaro ad esibire (o a smodatamente rallegrarsi per il fatto che un suo fan esibisse) la moglie Michelle come un trofeo, leggiadra testimonianza della immutata (e probabilmente immutabile) virilità del consorte. Il tutto in perfetta armonia con le analoghe performance che, nello stesso continente ma alcune migliaia di chilometri più a nord, Donald Trump con quasi quotidiana regolarità regala all’America ed al mondo. Qualcuno ancora ricorderà come, nel corso delle primarie che precedettero le presidenziali del 2016, Donald Trump avesse senza ritegno usato questo medesimo argomento – mia moglie è più giovane e più bella della tua – contro Ted Cruz, uno dei suoi rivali repubblicani. E certo è che proprio questa illuminante similitudine è stata da Bolsonaro entusiasticamente sottolineata quando, da poco eletto, lo scorso marzo, si è recato in visita ufficiale negli Stati Uniti. “Sono molte – disse in quell’occasione e con molto più d’una buona ragione – le cose che mi accomunano al presidente Usa”. Una su tutte: “entrambi sembriamo giovani perché abbiamo l’età delle donne che amiamo”. Al che Trump aveva replicato: “Dicono che Bolsonaro è il Trump tropicale. Ed io sono orgoglioso di questo paragone”.

E qui si potrebbe chiudere come l’articolo è cominciato. Vale a dire: con una lunga serie di “kappa” a sardonicamente danzare attorno all’immagine ed alle parole di questa patetica accoppiata di stagionati e mediocri maschietti, intenti a mostrare a se stessi ed al mondo le prove del loro persistente testosterone e della loro ignoranza. Si potrebbe, non fosse che mentre loro, vecchi, mediocri, ignoranti, ma potentissimi, vanno esibendo mogli giovani e politiche imputridite dalla vecchiezza, alle loro spalle si scorge, sempre più chiaro, un mondo brucia. Kkkkkk…

Più che da ridere c’è, in realtà, da rabbrividire…

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