Il “velone” de Il Manifesto

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Il Manifesto – che pure, in materia di informazione sul Venezuela, già ha più volte toccato quello che sembrava essere il fondo – continua a sorprendere, migliorando, articolo dopo articolo, le sue performance. Il nuovo record appartiene a questa autentica perla di cavernicola informazione firmata da Claudia Fanti ed intitolata “Operazione libertà, l’ultima di Guaidó”. 

Fulminante l’inizio, laddove, con ostentata indignazione, l’autrice cita le “enormi somme” spese in “viaggi all’estero” da Guaidó, ragione per la quale “il controllore generale della Repubblica Elvis Amoroso, sulla base delle leggi anticorruzione, ha proceduto a interdirlo da tutte le cariche pubbliche per 15 anni”. Claudia Fanti ed il Manifesto non hanno dubbi: Guaidó è un corrotto ed il probo Amoroso ha, carte alla mano, finalmente quantificato di fronte al mondo le sue malefatte. Già. Peccato che l’integerrimo e molto imparziale Amoroso – candidato chavista trombato nelle parlamentari del 2015 – sia asceso alla carica di “controllore” grazie alla nomina di quella Asamblea Nacional Constituyente (della quale è, perlatro vicepresidente) che – convocata fraudolentemente, fraudolentemente eletta attraverso un sistema elettorale burlescamente fraudolento e, infine, fraudolentemente auto-dotatasi di poteri assoluti – è oggi lo specchio che meglio riflette la natura inequivocabilmente dittatoriale del regime bolivariano. E peccato soprattutto che, al di là della assoluta illegittimità della carica dell’Amoroso, proprio la “sentenza” dal medesimo emessa sia la prova provata del fatto che il Venezuela è, per l’appunto, una dittatura. Dove mai si è visto – se non in regimi compiutamente tirannici – che un organo amministrativo (anche qualora fosse, al contrario di Amoroso, legalmente nominato) possa interdire per tre lustri un parlamentare democraticamente eletto, sulla base di accuse che nessuno può verificare, perché, trattandosi per l’appunto di una inappellabile sanzione amministrativa, all’accusato, non viene concesso alcun diritto alla difesa o di replica?

Va da sé che il resto dell’articolo – la cui lettura è stomachevole, ma utile e consigliata per cogliere a fondo le profondità che la sinistra più trogloditica può raggiungere quando di Venezuela si tratta – è, in ogni sua parte, all’altezza di questa “overture”, particolarmente laddove elenca – sempre citando l’unica fonte alla quale si abbevera, quella dei comunicati governativi – la diabolica trama sovversiva imputata a Juan Marrero, il capo di gabinetto di Guaidó, arrestato nei giorni scorsi, per il quale è fin troppo facile profetizzare il destino. Lo stesso di molti altri prigionieri politici: molte e gravissime accuse, nessun processo. O, in caso di processo, sentenze ridicole, come quella che, per “reati subliminali” ha mandato in carcere per 13 anni Leopoldo López. O come quella che ha inventato, per il giudice Lourdes Afiuni, un reato di “corruzione spirituale”….

Vi lasciamo alla lettura, non prima tuttavia di porci una domanda. Il Manifesto – giornale che in altre epoche abbinava il radicalismo politico all’intelligenza – ci aveva da tempo abituato, nei suoi articoli sul Venezuela a quel tipo di servilismo che va sotto il nome di “velina”. Con questo articolo si è abbassato al livello di “velona”. Che cosa dobbiamo attenderci dalla prossima performance? Una super velona megagalattica? ….Leggi….

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