NY Times – Óscar Pérez, prima di morire

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Lo hanno assassinato. E l’hanno fatto seguendo lo stesso canovaccio che ha accompagnato le più turpi pratiche delle dittature latinoamericane. Lo hanno assassinato e – con la feroce stupidità di tutte le dittature – hanno creato un martire. Óscar Pérez era l’ex poliziotto – ed ex attore – che mesi fa si era impadronito di un elicottero della polizia ed aveva sorvolato Caracas sbandierato uno striscione con il numero “350”. Ovvero: con il numero dell’articolo della Costituzione bolivariana che sancisce il diritto alla ribellione di fronte ad un governo che si fa dittatura. Era uno strano personaggio, Òscar Pérez: mezzo Rambo e mezzo Primula Rossa, esaltato come un eroe da alcuni e da molti considerato un avventuriero o, peggio, un provocatore al servizio del governo che diceva di voler combattere. Lo scorso 16 gennaio, Pérez è stato circondato in una capanna di El Junquito, nella periferia di Caracas ed ucciso, insieme ad altri otto compagni (tra cui una donna), nonostante avesse offerto d’arrendersi.

Ecco come il New York Times – con il quale Pérez si era messo in comunicazione pochi giorni prima di essere assassinato – ha ricostruito la sua storia.

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