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Larry Summers – già segretario al Tesoro ai tempi di Clinton, rettore dell’Università di Harvard e capo del Consiglio economico della Casa Bianca tra il 2009 e il 2011 – non rimpiazzerà Ben Bernanke in quella che non pochi considerano una delle più importanti posizioni di comando del pianeta Terra. Ovvero: la poltrona dalla quale il direttore della Federal Reserve di fatto regge le sorti l’economia statunitense e, conseguentemente, del mondo. Barack Obama aveva negli ultimi mesi lasciato intendere, a più riprese, che proprio Lawrence Summers era l’uomo che lui voleva alla testa della Fed al termine (ormai prossimo) del mandato di Bernanke. È stato tuttavia lo stesso Summers a ritirare la sua candidatura quando si è reso conto che – causa una forte opposizione tanto a destra (dove chi non è al 100 per cento liberista è considerato un eretico) quanto a sinistra (dove lo si accusa di avere annacquato ogni riforma finanziare tesa ad evitare il ripetersi di crolli analogi a quello del 2008), il suo nome non aveva alcuna possibilità di ottenere la necessaria approvazione del Congresso. Grande (e per molti unica) favorita della corsa diventa ora Janet Yellen, già presidente della Federal Reserve Bank di San Francisco, considerata molto più disponibile di Summers alla continuazione della politica di sostegno all’economia attraverso l’acquisto di buoni del tesoro (il cosiddetto QE3). I mercati hanno reagito molto positivamente alla notizia del ritiro di Summers.

Morto l’ex segretario al Tesoro ( o meglio: morta la sua candidatura alla guida della Fed), non resta ora che da stabilire, come in ogni giallo che si rispetti, chi sia l’assassino. Ed è proprio a questo quesito che cerca di rispondere questo articolo di DailyBeast

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