Chávez vobiscum

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Hugo Chávez non è morto. E non si può escludere che, a dispetto d’un cancro la cui natura resta un segreto di Stato, riesca a vivere quanto basta per governare davvero il Venezuela – come lui ha stesso ha più volte affermato di desiderare – “almeno” fino al 2021, duecentesimo anniversario della battaglia di Carabobo. Ma è proprio come un morto che molti dei suoi più zelanti seguaci lo stanno trattando da quando è dovuto tornare a Cuba per una nuova operazione chirurgica. Come un morto appartenente a quella molto specifica categoria di trapassati che va sotto il nome di “santi”.

Tra le molte immaginette distribuite in questi giorni di veglia e di preghiera, offriamo qui quella, a suo modo esemplare, pubblicata da Aporrea, Cubadebate più molti altri luoghi di culto, ed elaboratacon struggente linguaggio da Eva Golinger, un’avvocatessa statunitense la cui passione per il gran leader bolivariano le è valso il soprannome – scelto dallo stesso Chávez – di “novia de Venezuela”.

La Golinger si è sempre distinta per il religioso fervore con cui difende da ogni attacco Hugo Chávez ed i suoi più immediati dintorni. Come quando, tre anni or sono, in un infuocato scritto, bollò come “codardo” il buon [quote float=”right”]La santità, notoriamente, presume almeno un miracolo. E da qualche parte i cortigiani del chavismo (con o senza Chávez) devono pur comiciare…[/quote] Michael Moore, reo d’aver innocentemente scambiato per un guardaspalle del presidente l’allora ministro degli esteri  (ed oggi erede alla corona) Nicolas Maduro. In questa sua nuova fatica – un vero e proprio pre-necrologio con fine di beatificazione – Eva rammenta il suo primo incontro con Chávez, non esitando ad attribuire al”autoprocamata reincarnazione di Simon Bolivar l’unica virtù che sicuramente quest’ultima non possiede, foss’anche in dimensioni individuabili solo al microscopio: quella della modestia. Anzi: quella d’una naturale tendenza a “sottovalutare se stesso” (diffile e trattenere le risa anche di fronte al dramma d’un uomo in bilico tra la vita e la morte).

Ma ancor più interessante è l’aneddoto finale riportato dal santino golingeriano. Quello del cagnolino abbandonato e zoppo salvato dal “comandante-presidente”. Interessante perché il racconto non è, con tutta evidenza, che la prima versione della storia. Chávez, in questo bozza iniziale si limita, infatti, ad ordinare che la povera bestiola venga portata dal veterinario. Ma di una cosa si può esser pressoché certi. Nel prossimo – o in uno dei prossimi – “cut” della sceneggiatura, sarà lo stesso Chávez a guarire seduta stante il quadrupede azzoppato. La santità, notoriamente, presume almeno un miracolo. E da qualche parte i cortigiani del chavismo (con o senza Chávez) devono pur comiciare…

Ma ecco qui l’articolo di Eva Golinger

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2 Comments

  1. Cavallini, vai a leggerti il libro che Eva Golinger ha scritto sul golpe del 2002 e sulle responsabilita degli Usa. Poi inchinati e allacciale le scarpe, ammesso che lei ti consideri degno di farlo.

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