Cubani in libera uscita

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…e adesso senza bisogno d’una “balsa”. Il governo annuncia l’abolizione della famigerata “tarjeta blanca” e della “Carta de invitación”, condizioni indispensabili per poter uscire dal paese. Ma nel contempo si riserva il diritto di trattenere tutti quelli – medici, tecnici, campioni sportivi – che svolgano attività utili alla Rivoluzione, e tutti quelli che la Rivoluzione minacciano con “attività sovversive”. Di che si tratta: d’una vera riforma o soltanto d’una svolta gattopardesca?

Da “Il Fatto Quotidiano”

Addio “tarjeta blanca”. Addio “carta de invitación”. A partire dal prossimo 14 di gennaio, grazie ad una nuova legge pubblicata ieri dalla Gaceta Oficial de la República de Cuba, tutti i cubani che siano in possesso d’un passaporto valido potranno viaggiare all’estero senza dover passare attraverso le forche caudine d’umilianti e costose pratiche burocratiche, al termine delle quali, non di rado, altro non li attendeva che una porta chiusa. La “tarjeta blanca”, era (e continuerà ad essere per i prossimi tre mesi) il visto d’uscita concesso (o negato) a tutti coloro che, per qualsivoglia ragione, desiderano recarsi in altro paese. E la “carta d’invitación” era la lettera d’invito che – scritta da un parente, da un’università, da un’istituzione culturale, o quant’altro, e quindi passata al vaglio del consolato del paese di destinazione – illustrava le ragioni del viaggio. La prima (la “tarjeta blanca”) s’otteneva (quando si otteneva) ad un costo di 150 dollari, cifra piuttosto consistente in un paese dove il salario medio mensile non arriva ai 20 dollari. Aveva valore per un mese e poteva essere rinnovata 10 volte (al costo di 50 dollari). Scaduti gli 11 mesi di permanenza all’estero, chi non tornava a casa perdeva tutti i suoi diritti di residenza. Con la nuova legge “periodo di grazia” sarà di 24 mesi.

Tutto questo – pervicace prodotto di leggi emesse nei primissimi anni ’60 e, quindi, riassunte nella ”ley de migración” del settembre 1976 – scomparirà all’alba dell’anno 2013. E scomparirà al termine d’una gestazione durata ben più dei proverbiali nove mesi (il primo accenno alla possibilità d’una riforma delle vecchie leggi migratorie si deve a Raúl Castro, in un discorso del 2007). Ma quel che lo sostituisce è ancora un piuttosto nebbioso panorama. I cubani non dovranno più sottoporsi, per uscire dal paese, alle pratiche vessatorie ed anacronistiche che per diversi decenni hanno coartato il loro diritto (riconosciuto dalla Carta dei Diritti Universali dell’Onu) ad uscire e rientrare nel paese in cui sono nati. Ma questo loro diritto resta subordinato – come sottolinea il Granma – alla “esigenza di preservare il capitale umano creato dalla Rivoluzione di fronte al furto di talenti operato dai potenti”. In sostanza: lo Stato continua a riservarsi (esattamente come oggi) la facoltà di negare l’uscita dal paese a tutti coloro – medici, tecnici, campioni sportivi – che, a giudizio dello Stato medesimo, abbiano contratto un debito di riconoscenza con la Rivoluzione. Nonché, naturalmente, a tutti coloro che possono usare il diritto ad uscire dal paese per favorire “i piani sovversivi e d’ingerenza politica del governo nordamericano e dei suoi alleati”.

Dunque: che cosa cambia, con l’abolizione della “tarjeta blanca”, per i cubani che vogliono viaggiare? La risposta deve, ovviamente, passare al vaglio di molte pratiche verifiche. Ma per il momento questo si può dire: che cambia certamente molto, perché l’abolizione del permesso d’uscita elimina quello che, comunque, era il burocratico simbolo d’un diritto negato. E, al tempo stesso, che non cambia molto perché quello stesso diritto continua a non essere tale. Ovvero: continua a dipendere da una arbitraria valutazione del potere costituito. Giusto per restare al caso di cui – a torto o a ragione – più s’è parlato negli ultimi anni: potrà la famosa “bloguera” Yoani Sánchez, viaggiare liberamente all’estero per ritirare i numerosi premi che le sono stati assegnati? O verrà il suo viaggio negato in quanto “sovversivo”? La nuova legge afferma questo: che chiunque sia oggi in possesso d’un passaporto valido deve “rivalidarlo” prima dell’entrata in vigore della legge. Il che significa che, tra tre mesi, Yoani ed altri dissidenti non avranno più bisogno, per uscire dal paese, della famigerata “tarjeta blanca”, ma potrebbero (cosa che la stessa Yoani ipotizza in un suo “tweet”) ritrovarsi senza passaporto. Come recita il Gattopardo: se vogliamo che tutto resti com’è, occorre che tutto cambi…

Comunque sia, qualcosa – quanto è tutto da vedere – si sta muovendo in una realtà che, ormai da molti anni, non è che l’ammuffito ma tenacissimo prodotto di due contrapposti anacronismi: la politica d’aggressione statunitense (che negli anni ’60, quando le leggi migratorie cubane presero corpo, erano tutt’altro che una fantasia) ed un regime che, con la scusa di quell’aggressione, sopravvive negando essenziali diritti ai propri cittadini. Il Granma annuncia “nuove e graduali riforme” in materia d’emigrazione. Come dice il proverbio: se son rose, fioriranno…

 

 

 

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