Chiamami C, sarò la tua classe

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In un articolo scritto per “E”, mensile di “Emergengency,  Gabriella Saba e Claudio M. Valentinatti raccontano l’irresistibile ascesa della nuoba piccola borghesia brasiliana.

 

…….Marinés Alves ha 36 anni e una storia che sta diventando comune in Brasile. Nata in una famiglia povera nello Stato di Tocantins (una delle zone più sottosviluppate del Paese), è approdata a Brasilia dieci anni fa e da tre gestisce un piccolo salone di bellezza che le frutta poco meno di 4.000 reaias mensili al netto delle spese: circa 2.000 dollari che le permettono un tenore di vita più che decente. E infatti ha affittato una casa in un quartiere dignitoso e si è comprata un’auto Ford K , un televisore da 29 pollici, un lettore di Dvd, un frigorifero di marca e tre cellulari, oltre a una sterminata collezione di scarpe. “Sono la mia passione”, sorride dall’alto di un paio di tacchi vertiginosi che slanciano la figuretta biondo platino fasciata da un tubino nero vagamente esistenzialista.

 Persino nelle favelas vivono oggi famiglie della classe media

Da un punto di vista statistico, Marinés Alves è uno dei 31 milioni di brasiliani che nell’ultimo decennio sono andati a rimpolpare le file della classe media, facendola lievitare al 53, 8 per cento della popolazione complessiva, dal 38,6 per cento che era prima (per contro, la percentuale dei brasiliani sotto la soglia della povertà è precipitata dal 40 al 24 per cento). Un esercito di quasi cento milioni di persone che rappresentano il vero fenomeno degli ultimi anni in Brasile, la faccia più evidente del boom economico. I sociologi l’hanno ribattezzata Classe C per differenziarla da quella tradizionale, conservatrice e inerte e basata su un senso di classe che si tramanda di padre in figlio. Per gli emergenti il cammino è invece l’opposto. Nati in povertà, lottano controcorrente per smarcarsi dalle classi di origine e accedere al mondo dorato di chi ha stipendi da mille a 4.000 reais per famiglia: una cifra che, nel migliore dei casi, permette loro di assicurarsi un’esistenza gradevole e molti status-symbol che prima erano un sogno. “Perfino nelle favelas vivono oggi famiglie di classe media”, ci spiega Pedro Simon, senatore del Partido do Movimento Democrático Brasileiro e capo della commissiome contro la corruzione nominata da Dilma Rousseff.  Piccolo e segaligno, una corona di capelli candidi intorno alla faccia carismatica, Simon dichiara di appartenere alla classe media tradizionale, ma non nasconde la sua ammirazione per questa nuova Classe C, volitiva e lavoratrice e con una gran voglia di crescere e di migliorare.

 

Strano fenomeno, in effetti, questo che il politico e professore universitario Claudio Lembo ha definito semplicisticamente “nient’altro che il solito darwinismo sociale” e che rappresenta invece un miscuglio insolito di edonismo e pervicacia, di consumismo compulsivo e progettualità. Su cento brasiliani della Ncm, trenta dichiarano di volersi comprare la casa a breve termine, mentre moltissimi hanno già un’auto (ne girano sette milioni soltanto nella città di São Paulo) e la maggior parte aspira a mandare i figli nelle scuole private, dato che quelle pubbliche non garantiscono un’istruzione decente. Tutti hanno un televisore, il 90 per cento possiede un cellulare, più di metà un computer e il trenta per cento dispone di connessione a banda larga. Negli ultimi anni hanno speso una valanga di denaro che si traduce in un aumento dei consumi dal 25,8 per cento al 44,3 per cento.

 

“La situazione è migliorata parecchio”, ci dice João Batista, dipendente comunale che fermiamo in una strada di Brasilia insieme ai due figli ventenni. “Ci sono più soldi, gli stipendi sono più alti e anche l’accesso al credito è più facile. A me però non interessa spendere in auto nuove o in cene fuori ma in tecnologia. Voglio che i miei figli abbiano il meglio al riguardo”. La nuova classe media ha molte facce e non tutte somigliano a quella di João Batista. “Ho due persone di servizio che appartengono ormai alla classe C e che hanno le stesse cose che mi compro io, probabilmente più moderne”, racconta ridendo Yeda, consulente presso il Senato, originaria di Manaus ma a São Paulo da molti anni. “Parlo di cellulari, di elettrodomestici e altri accessori”.

Nell’elegante centro commerciale Park Shopping, nella capitale, molti gerenti ammettono in effetti che la clientela è cambiata parecchio negli ultimi anni. “La percentuale di clienti di Classe C è ormai considerevole”, ci indottrina una sinuosa Angélica Pessoa, direttore trentenne dai lunghi capelli scuri che dichiara con orgoglio di essere griffata Calvin Klein fino alle mutandine. “I clienti di Classe C sono diversi dagli altri perché sono più timidi e non discutono i prezzi, né chiedono sconti come quelli delle classi più alte. Pagano cash e comprano senza fiatare anche i prodotti più costosi come i jeans premium da 600 reais”. E in un noto emporio di elettrodomestici di Rio, il direttore di nome Divino, presbiteriano molto professionale, spiega che i clienti di Classe C si riconoscoono subito. “Sono i più incerti, ma esigono la tecnologia più avanzata: frigoriferi di ultima generazione, Tv grandi a cristalli liquidi e a Led. Arrivano con due cellulari e vogliono comprarne un terzo. E’ evidente che si tratta di un problema di status. Pagano a rate con carta di credito (il 61 per cento della nuova classe ne possiede almeno una, ndr), e in genere non sono informati, a differenza dei clienti di classe A e B che sanno già tutto, e hanno esigenze molto chiare”.

La comparsa sul mercato della Nuova Classe Media è stata così imponente che il Governo ha varato un progetto di sviluppo destinato a loro, e tre noti pubblicitari hanno fondato un’agenzia, la Data Popular, che si occupa esclusivamente di Nuova Classe Media e ha realizzato tutti gli studi più autorevoli sul tema. “La Nuova Classe Media brasiliana ha assimilato una parte della vecchia classe media, che veniva definita soprattutto in base all’istruzione ed era costituita in gran parte da dipendenti pubblici”, spiega Wanderson Flávio Cunha, ufficio stampa dell’agenzia. “Un altro settore di quella classe ha seguito invece la tendenza alla crescita del Paese ed è finita nelle elite, e cioè nelle classi A e B. La caratteristica della Nuova Classe Media rispetto alla vecchia è che viene determinata esclusivamente attraverso la rendita”.

Va da sé che i saggi sull’argomento si sprecano. Il più controcorrente lo ha scritto  Jessé Souza, professore della Facoltà di Sociologia dell’Universidade Federal de Juiz de Fora. Si intitola Os Batalhadores Brasileiros e porta avanti una tesi inusuale: quella per cui la cosiddetta Ncm sarebbe in realtà una nuova classe sociale, mai vista prima e con caratteristiche precise: autocontrollo, disciplina e capacità prospettiva. Secondo Souza, i nuovi Classe C non sono altro che una sorta di supporto tipico del capitalismo: lavoratori particolarmente agguerriti disposti a sottomettersi a qualunque sacrificio pur di salire nella scala sociale.  “Da qualunque parte si inclini questa nuova e vibrante classe di lottatori brasiliani”, afferma Souza. “Da questa inclinazione dipenderà anche lo sviluppo politico ed economico brasiliano del futuro”. Ovviamente, la maggior parte degli esercenti fa di tutto per conquistare questa importante fetta di mercato. Uno dei tanti esempi sono i notissimi Magazine Luiza, di São Paulo, un tempo icona delle classi più basse. Da qualche anno stanno adattando i loro prodotti alla nuova Classe, tanto che le vetrine dei loro negozi hanno acquisito un look decisamente elegante. Molti stilisti e designer hanno inoltre cominciato a realizzare linee apposite per i clienti di Ncm, che di recente hanno cominciato a fare acquisti anche su Internet.

Ma chi sono, esattamente, i clienti di Classe C? Secondo gli studi di Data Popular, si tratta in gran parte di domestici, venditori, lavoratori delle costruzioni civili, assistenti amministrativi e, nel caso dei più giovani, di operatori di telemarketing. La maggior parte vive nei centri urbani, ma non sono affatto rari i casi di Classe C che prosperano nello sperduto Nord Est, o nelle immense campagne in cui sono partiti da una posizione di estrema povertà per diventare, a prezzo di grandi sacrifici, venditori in proprio e gestori di piccole attività con una relativa sicurezza economica e sogni fulgidi per i propri figli. Gli studi più accreditati li definiscono politicamente cinici, individualisti e pragmatici, ma ci deve essere una dose inconsapevole di progressismo nella nuova classe visto che il numero dei neri è aumentato dal 36 al 44 per cento, quello delle donne che lavorano dal 48 al 56,5 e la Ncm conta tra le sue fila il più alto numero percentuale di giovani rispetto agli altri strati sociali.

 

“Molto di questo si deve a Lula”, ammette Walter, venditore in proprio nella regione del Planalto, che puntualizza però di non averlo votato perché “i politici sono tutti corrotti”. Il vasto piano di protezione sociale avviato dall’ex presidente ha infatti mosso l’economia dal basso, movimentando lo spostamento di denaro e incrementando la mobilità sociale. La famosa misura della Bolsa Família ha avuto il merito di attivare la circolazione del denaro, imettendo nel mercato la bellezza di undici bilioni di reais per aiutare i più poveri. E anche ottenere un credito è diventato più semplice, anche per chi non ha un lavoro fisso. I lavoratori con “carteira assinada” – quelli, cioè, che non lavorano “in nero” – sono d’altronde oggi quasi il 50 per cento, e questo garantisce tranquillità economica e quindi maggiori garanzie per il creditore. Infine, c’è stato l’aumento del salario minimo e del credito agevolato per le piccole e medie imprese.

 

A Marinés Alves Lula piace, e ammette invece di averlo votato entrambe le volte. Si deve alle sue misure, scherza, se riuscirà a comprarsi una casa. La casa che sogna Marinés è un piccolo appartamento nel nuovo quartiere popolare di Mangueiral: decine di palazzine in mezzo al nulla, molto lontane dalle rarefatte costruzioni di Niemeyer, sormontate da un buffo architrave e con le facciate dipinte di verdino e rosa. La crescita della Classe C ha fatto decollare il mercato edilizio tanto che la Fiesp, una specie di Confindustria brasiliana, ha annunciato per il prossimo decennio la costruzione di 25 milioni di case, principalmente destinate alla Classe C, a cui è diretto in gran parte il gigantesco piano governativo di crediti a bassissimi interessi di Minha Casa Minha Vida. I quartieri della classe media sono per esempio la gigantesca zona Leste, a São Paulo, che era in orgine il feudo di tribù indigene e occupa oggi una superficie di quasi 300 chilometri quadrati.

 

Dicono che tra i paradisi della Classe C c’è l’avenida 20 de Março, a Sao Paulo: un magazzino dietro l’altro zeppo di finte griffe come Vuitton e Nike, un gigantesco suk sovraffollato, in chiave sudamericana. Ma non è vero, o almeno non del tutto. Ci vanno anche parecchie persone della Classe A e B, che comprano le griffe false per indossarle insieme a quelle vere. I clienti di classe A e B e della vecchia classe media non sono affatto contenti che tutta questa gente di classe inferiore abbia di colpo invaso i suoi spazi. La lamentela che gira come un mantra è che le file agli aeroporti sono diventate estenuanti, per non parlare dei cinema. Moltissimi brasiliani della Classe C hanno cominciato a viaggiare e il pacchetto volo-soggiorno è diventato una delle spese voluttuarie più praticate. Non sempre si tratta di un problema di status. All’aeroporto di Montevideo, Francisca, 53 anni, spiega che viaggia per accrescere la sua cultura. “Sono stata una settimana a Buenos Aires e, guardi, non ho comprato niente. Ho preferito girare per i musei”. Lavora come coordinatrice pedagogica di una scuola tecnica di Sao Paulo e sta viaggiando con la sorella. “La nostra famiglia era molto povera, poi io sono diventata di Classe C e mia sorella di classe B. Lei fa il magistrato. Io ho sempre votato Lula che ha fatto tanto per il Paese, ma mia sorella no”. Francisca è una signora distinta e veste con sobrietà. Non assomiglia affatto allo stereotipo della persona di Classe C, che nell’iconografia generale è ordinaria e sguaiata. Secondo gli studi di Data Popular, una buona fetta della classe media tradizionale vorrebbe infatti che in certi locali l’accesso alle persone mal vestite venisse vietato. Ma molti tra gli stessi esercenti non sono d’accordo. Maurizio Longobardi vive da tredici anni a Sao Paulo dove ha, al momento, quattro locali che fanno tendenza, ed è un sostenitore entusiasta del nuovo fenomeno. “Sono il futuro del Paese, sono il fenomeno più dirompente. Nei miei locali stanno cominciando a vedersi adesso, ma mi aspetto che arrivi presto la marea”.

 

In mezzo a tanto entusiasmo, c’è anche chi grida all’abbaglio. Per alcuni analisti la nuova classe è ancora troppo fragile e avrebbe bisogno di piani migliori di protezione sociale, e riviste autorevoli come America Economia avvertono del pericolo che i nuovi arrivati tornino nella povertà se la crisi economica globale si abbatterà anche sul Brasile, in cui la crescita prevista per il prossimo anno è di appena il tre per cento, meno della metà di quella del 2011. Non tutto è rose e fiori e anche l’indebitamento privato potrebbe essere un problema, dato che è svettato dai 2.400 reais al mese ai 3.700 attuali. Per il momento, il governo di Dilma Rousseff avverte tra le righe di non dar retta ai cattivi auspici e ha lanciato un pacchetto natalizio che ha abbassato fino al venti per cento i prezzi di molti prodotti, per esempio ha ridotto drasticamente le tasse sugli elettrodomestici. La gente ne ha approfittato. Gli acquisti sono lievitati e la “vibrante” nuova classe media ne è in gran parte responsabile.

Gabriella Saba e Claudio M. Valentinetti

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