Vicent, cartellino rosso

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CUBA – Mauricio Vicent, da 20 anni corrispondente del quotidiano El País di Madrid, è stato messo alla porta dalle autorità cubane. L’accusa: esser venuto meno ai principi della “etica giornalistica” ed aver “mancato di obiettività” nei suoi servizi giornalistici. Va da sé che, seguendo una consolidata tradizione – leggi, a questo proposito il post “Cuba, la legge del silenzio” di Massimo Cavallini nel suo blog de “Il Fatto Quotidiano” – le summenzionate autorità cubane non si sono prese la briga di precisare come, dove e quando Mauricio Vicent abbia commesso le colpe che gli vengono attribuite. Ma fin troppo chiaro appare – scorrendo i blog filocastristi che, sponsorizzati dal governo di Cuba, popolano la rete – quale sia il vero delitto imputato a Vicent e alla sua testata. Quello di aver fatto da cassa da risonanza alla piccola-grande ossessione che, da qualche anno, turba i sonni  di chi comanda all’Avana: la famosa bloguera Yoani Sánchez, spesso dai castristi elegantemente definita, per l’appunto, una “hija de Prisa”. Vale a dire: una figlia del poderoso gruppo editoriale di cui El País è parte.

Per capirlo, basta un’occhiata a questo post, firmato da Iroel Sánchez (nessun livello di parentela con la succitata bloguera) per il blog “La pupila insomne”. Iroel parte facendo quello che le autorità cubane (stavamo per scrivere i suoi mandanti, ma sarebbe stata una caduta di stile) hanno accuratamente evitato di fare. Ovvero: compila un elenco degli “orrori” commessi dall’espulso. E subito occorre dire che, se dopo 20 anni di lavoro questo è tutto quello che Iroel è riuscito ad accumulare nel suo capo d’imputazione (avere denunciato il pestaggio, forse mai avvenuto, di un dissidente, avere erroneamente collocato una raffineria nella provincia di Matanza ed avere scambiato il “muñequito animado” Elpidio Valdés per un vampiro) Mauricio Vicent è davvero un professionista coi fiocchi. Ma la cosa di gran lunga più interessante è che, terminato il suo furente j’accuse, Iroel non resiste alla tentazione di tornare sul tema che più l’angustia e che, com’è facile costatare anche ad una superficiale lettura del blog, è anche, con tutta evidenza, la vera ragion d’essere  di “La pupila insomne” (insonne, evidentemente, proprio a causa dei “sovversivi” ritrattini di vita vissuta pubblicati da Yoani Sánchez).

Il peccato mortale commesso da Vicent, lascia intendere l’insonne Iroel, è quello di non aver pubblicato nulla su quella che lui sembra ritenere la notizia del secolo: il cable di Wikileaks che rivela come, mesi fa, la diabolica Yoani si sia rivolta agli uffici diplomatici degli Stati Uniti per rivolgere a Barack Obama alcune domande poi diventate un’intervista pubblicata da “Generation Y” (il blog di Yoani). Per noi – e, presumibilmente per ogni persona raziocinante – questa è esattamente la procedura immaginata al momento della lettura dell’intervista. Ma non per Iroel e per gli altri “amici di Cuba”. Per loro questa non-notizia – ed il fatto che Vicent a questa non-notizia non abbia dato peso – non è che l’ultimo avvistamento della “balena bianca” alla quale vanno da sempre dando la caccia: il grande complotto anti-cubano di cui Yoani ed il gruppo Prisa (per non dir della Cia) sono demoniaci compartecipi.

C’è da chiedersi quanto vitale – a prescindere dagli anni di vita che i suoi apparati di repressione ancora sono in grado di garantirgli – possa essere un regime che ha tanta paura di Yani Sánchez. E che, per paura, di Yoani, mette alla porta un corrispondente straniero. Rispondere sarebbe, a questo punto, troppo complicato. Ma torneremo sull’argomento…

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1 Comment

  1. Ho letto Iroel Sanchez e credo che i suoi articoli meritino di essere esaminati in un aula di universita’, facolta’ di medicina. Per diostrae i deleleteri effetti della mancanza di sonno. E la cosa peggiore e’ – vedi Cubadebate e soci – che questa puttanata di Yoani e della SINA e’ diventata una sorta di litaniasui siti della sedicente sinistra rivoluzionaria. Che pena.

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