Evo dixit

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Le hanno chiamate “Evadas”, le evate. E piuttosto ovvio è l’intento di richiamare, fin dal titolo del libro, il termine “huevadas” – sciocchezze, corbellerie o, più volgarmente, “coglionate” – molto in voga in tutta l’America Andina; ed in particolare in Cile, dove la parola vanta una pressoché infinita serie di derivati, a cominciare dall’onnipresente “huevón” (Clicca qui per una più dettagliata etimologia del vocabolo). Di che si tratta? D’una raccolta delle 100 più importanti gaffe verbali di Evo Morales, da quasi sei anni presidente della Bolivia, curata dal poeta e giornalista Alfredo Rodríguez, presidente dell’Asociación Cruzeña de Escritores.

L’intento denigratorio dell’opera è piuttosto evidente. Ed evidente è l’ostilità politica, tipicamente “cruzeña” – ovvero: tipica della regione di Santa Cruz, parte essenziale di quella “mezza luna”, da sempre avversa alla presidenza Morales – che permea il libro. Ma egualmente divertente risulta, anche a chi guarda con simpatia alla politica del primo presidente di origine “india” della Bolivia, la lettura d’una serie di gaffe dalle quali si può dedurre – al di là d’ogni differenza politica – una molto semplice verità: data la sua natura alquanto ciarliera e la frequenza con cui fa uso della parola in pubblico, Juan Evo Morales Ayma ha un sempre più urgente bisogno di collaudati speechwriter, in grado d’aiutarlo ad evitare le trappole che idee, spesso assai nobili e condivisibili, quasi immancabilmente incontrano – allorché espresse con grande passione, ma senza un’adeguata preparazione – lungo i molto accidentati cammini della politica.

Tra le 100 “scivolate”, la più internazionalmente famosa – dal libro impietosamente ripresa nella sua interezza – è, naturalmente, la cosiddetta “gaffe dei polli”: una non propriamente scientifica dissertazione (che riportiamo qui di seguito nella lingua originale) sugli effetti che, a detta del presidente boliviano, gli ormoni usati nella produzione industriale (o “dal capitalismo”, come ama ripetere Evo) hanno sulla “mascolinità” dei consumatori e sul loro sempre più rado scalpo.

“El pollo que comemos está cargado de hormonas femeninas. Por eso, cuando los hombres comen esos pollos, tienen desviaciones en su ser como hombres…Algo interesante sobre la calvicie, y perdonen los hermanos europeos: la calvicie (…) es una enfermedad en Europa; casi todos son calvos, y esto es por los alimentos que comen, mientras que en los pueblos indígenas no hay calvos, porque no comemos esos alimentos. Pueden verme a mí por si acaso”.

Ridicolo? Certamente. Ma non quanto le gaffe che Evo ha molto orgogliosamente consegnato alla storia, allorquando si è messo a parlare, non dell’altrui mascolinità (perduta, o meno, a causa dei polli), ma della propria, quasi sempre descritta attraverso le estasiate parole delle sue molte ammiratrici. Se, infatti, Ronald Reagan è stato, per la destra americana, il “grande comunicatore”, Evo Morales è per le donne boliviane (o, per meglio dire, sembra convinto d’essere) il “grande fertilizzatore”. Ma lasciamo, su questo punto, la parola al medesimo Evo:

“Cuando voy a los pueblos, quedan todas las mujeres embarazadas y en sus barrigas dice EVO CUMPLE… Saben que han dicho las mujeres en un evento en Cochabamba? Las compañeras en sus consignas dicen: Mujeres ardientes, Evo presidente. Me han hecho asustar! Otra compañera dice: Mujeres calientes, Evo valiente. No estoy mintiendo, está grabado en la televisión. Otras mujeres, unas compañeras más agresivas o atrevidas, dicen: Mujeres aguantan, Evo no se cansa…”.

Ce n’è per tutti i gusti. Anche se in almeno una delle sue “frasi celebri” – quella che più chiaramente rivela le tendenze politiche del selezionatore – l’instancabile (politicamente e sessualmente) Evo Morales ha in realtà ragione da vendere. Ed è laddove critica uno dei versi dell’inno della città di Santa Cruz: quello che incensa “España la grandiosa”. E che a tutti gli effetti altro non è che un penoso cascame delle mai sopite passioni coloniali di quella Bolivia “bianca” – antidemocratica e razzista – che tanto in odio ha Evo Morales. E questo non perché quest’ultimo dica, in quantità industriale, “evadas”, o “huevadas”, ma perché, tra molte contradizioni, simboleggia il riscatto d’una maggioranza indigena fino a non molto tempo fa considerata un’inerte appendice della Nazione. Leggere il libro è uno spasso. Ma io, tra “España la grandiosa” ed Evo Morales, continuo, nonostante le molte gaffe, a scegliere il secondo….

 

 

 

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1 Comment

  1. Gli italiani residenti all’estero eleggeranno
    per La circoscrizione Sudamerica
    4 deputati e 2 senatori

    Il plico che gli elettori hanno ricevuto
    contiene anche la busta affrancata recante
    l’indirizzo dell’ufficio consolare,
    dove gli elettori dovranno rispedire la scheda
    con il voto entro il prossimo 14 febbraio.

    Ci rivolgiamo a tutti gli Italiani in America Latina
    chiedendo di dare il Vostro voto all’on. Giuseppe Angeli
    che da 2 legislature si occupa con impegno,
    serietà e dedizione ai suoi connazionali
    residenti in America Latina…
    grazie, un caro saluto a tutti….

    Dirigimos a todos los italianos en América latina preguntando de dar
    el Suyo voto a Angeli que de 2 legislaturas se ocupa con empeño,
    seriedad y dedicación a sus connacionales domiciliados en América latina…
    gracias, un cariñoso saludo a todo….

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