Embargo oggi, embargo domani, embargo per sempre

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16 marzo 2007

 

di M.C.

 

Grande show di Carlos Gutiérrez, segretario al commercio degli Stati Uniti d’America, di fronte alla platea amica della Heritage Foundation, in quel di Washington D.C.. Senza batter ciglio Gutiérrez – che in questi ultimi due anni è di fatto diventato il portavoce dell’Amministrazione Bush in materia di “affari cubani” – ha dichiarato che l’embargo è stato “un grande successo” (vedi il dispaccio dell’Associated Press, pubblicato dal Nuevo Herald). Con l’aplomb dei comici di razza, il segretario al Commercio – la cui famiglia è emigrata negli Usa, regnante Castro, quando lui non aveva che sette anni – ha quindi spiegato come questo trionfo (a prima vista invisibile) sia in realtà evidente, non in ciò che di fatto è accaduto – vale a dire: nei risultati dall’embargo ottenuti – ma in quello che avrebbe potuto accadere se l’embargo non ci fosse stato. O, più esattamente: in quello che avrebbe potuto essere nel caso Fidel Castro avesse avuto a disposizione “tutte quelle risorse”.

Quali risorse? Gutiérrez non l’ha spiegato. Né ha detto che cosa, in effetti, Fidel Castro avrebbe potuto fare con quei fantomatici denari. Ma seguendo (altro classico della comicità) la via dell’autocontraddizione l’ineffabile segretario si è molto dilungato a raccontare come l’antiamericanismo – ovvero: l’arma che proprio l’embargo ha costantemente alimentato – sia stata, in questo mezzo secolo, l’unica vera “base ideologica” del regime (con il marxismo-leninismo usato come semplice tecnica per il mantenimento d’un potere totalitario). La vera domanda, ha brillantemente concluso il segretario al Commercio, “non è quando cambierà la politica americana verso Cuba, ma quando Cuba cambierà politica”. Il fatto che – come la quasi totalità degli analisti politici sostiene – proprio la politica americana verso Cuba sia uno (se non il principale) dei fattori che ostacolano ogni cambio politico a Cuba, (o, se si preferisce, il fatto che proprio l’embargo sia, da tempo immemorabile, diventato la più potente arma di propaganda del regime castrista) evidentemente non scuote le certezze di Carlo Gutiérrez e dell’Amministrazione che rappresenta. E proprio in questo sta l’irresistibile effetto comico (tragicomico) del discorso del segretario al Commercio.

Intanto la questione dell’embargo – o di questo “grande successo politico” – sta per tornare (è ormai la sedicesima volta) di fronte all’Assemblea Generale dell’Onu. La quale, molto poco propensa a considerare “quel che avrebbe potuto essere se…”, immancabilmente tornerà considerare, pressoché all’unanimità, l’embargo per quello che nei fatti è: una misura ingiusta, illegale ed anacronistica. Chiedendone la fine.

Su questo tema segnaliamo una bella risposta alle stupidaggini di Gutiérrez, pubblicata oggi dal Nuevo Herald a firma Jorge Ross O’Farril e un articolo di María Laura Carpineta pubblicato il 20 settembre dal quotidiano argentino Pagina 12. In aggiunta, dal Granma (“Hospitale denegados”, pubblicato anch’esso il 20 settembre), un piccolo esempio – piccolo ma reale, al di là d’ogni propaganda – sui veri effetti d’una politica stupida ed infame (ma sicuramente “di successo”, come ha spiegato Carlos Gutiérrez).

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