Diminutio è….

 

Caro professore, lei, una volta di più va, come si usa dire, ciurlando nel manico. La definizione “professore di Macerata” – nel caso specifico rivolta a chi come Lei all’università di Macerata in effetti insegna – può essere dall’interessato interpretata come una “diminutio” soltanto in due casi. Il primo: la persona come sopra denominata avverte, di suo, come una fonte di frustrazione il fatto di insegnare nella bella e civilissima città marchigiana anziché, per dire, a Oxford o a Harvard. Oppure – e questo di certo è il suo caso – quella medesima persona intende in questo modo distogliere l’attenzione da altre e ben più consistenti “diminutio”. Poiché quello che la rimpicciolisce davvero, caro professore, non è, in questo contesto, la sede della sua cattedra, bensì l’estrema volgarità del suo argomentare. Procediamo per ordine:

“Diminutio” – o, peggio, un’autentica buffonata – caro professore, è accusare una persona (la mia, nel caso specifico) di collusione con “la Cia, la mafia cubana e ainda mais”, portando come prova null’altro che una risibile ricostruzione della biografia dell’interessato e la sua residenza geografica.

“Diminutio” è riscoprire 33 anni dopo, con patetica strumentalità, l’assassinio di Roque Dalton, al solo scopo di bollare d’infamia, sulla base di un link, un articolo dedicato a vicende colombiane.

“Diminutio” è ostentare – in una grottesca esibizione di “sdegno a comando” – la propria ripulsa nei confronti di uno dei responsabili di quell’omicidio (Joaquin Villalobos). E ciò, con tutta evidenza solo perché quello che era un tempo un “grande dirigente rivoluzionario” (sempre il vituperato Villalobos), professa oggi idee socialdemocratiche e critica le Farc . (vedi nostro precedente messaggio da Lei cestinato).

“Diminutio” è fingersi affranti per la morte di Dalton mentre si usano a man bassa – senza rispetto della altrui e della propria dignità – le stesse accuse (essere agenti della Cia) che gli assassini usarono a suo tempo contro il poeta.

“Diminutio”, infine, è giocare bugiardamente il ruolo della vittima – mi irridono perché insegno a Macerata – dopo essersi abbandonato con lasciva abbondanza – ed al solo scopo di evitare un confronto sui contenuti – ai peccati di cui sopra.

Sicché, caro professore, continui pure ad insegnare – e ad insegnare con più che legittimo orgoglio – nell’Università di Macerata. E continui pure a viaggiare ed a scrivere saggi pubblicati ai quattro angoli del pianeta. Ma, se davvero non vuole sentirsi sminuito, eviti di sminuire se stesso con le stupidaggini e le meschine rivalse che riempiono il suo blog. Sia serio, se vuole essere preso sul serio

Massimo Cavallini

P.S. Avendo Lei, caro professore, il pessimo vizio di non linkare mai gli articoli che critica – chi sono i malvagi dei “media mainstream”? E in che modo si sono passati parola? – è possibile che i suoi strali fossero rivolti ad altri. Nel qual caso mi scuso

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