“Mamo”, inattaccabile dal rimorso

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18 luglio 2010

di Gabriella Saba

Dai risultati di un’inchiesta condotta di recente dal settimanale The Clinic,
Manuel “Mamo” Contreras, l’ex capo della Dina ai tempi della dittatura (la polizia politica di Pinochet), è l’uomo più detestato del Cile. Dopo di lui, c’è la bionda cinquantenne Raquel Argandoña, soubrette televisiva e fiera pinochetista. Contreras, invece, pinochetista non lo è più da parecchio, e non certo per il rimorso. Il cancro al colon che lo affligge da tempo ne ha devastato il corpo già minato dall’età (ha 81 anni),  dall’ipertensione e dal diabete, ma non ha intaccato l’espressione cocciuta, lo  sguardo ostinato in cui non brillano, sembra, umanità, né pentimento.

“Non ho mai ucciso Carlos Prats”, ha dichiarato, caparbio come sempre, durante il processo a suo carico che si è concluso, nel suo ultimo grado, qualche giorno fa, con una condanna a 17 anni, come mandante dell’omicidio dell’ex comandante delle Forze Armate e della moglie di lui, Sofía Cuthbert,  fatti saltare in aria insieme alla loro auto nel settembre del 1974 nel
quartiere Palermo di Buenos Aires, dove si erano rifugiati dopo il colpo di Stato. L’autore materiale sarebbe invece il nordamericano Michael Townley, agente della Cia e informatore della Dina, attualmente nascosto negli Stati Uniti, con il quale Contreras ha smentito qualunque complicità (come hanno però dichiarato i giornalisti che seguono da anni le vicende giudiziarie del vecchio generale, “Contreras è bravo a difendere gli amici, e più ancora  a non assumersi le sue responsabilità”).

La condanna a 17 anni per omicidio (a cui si aggiungono altri tre anni per associazione illecita), non ha cambiato di molto il destino dell’ex generale, che sta scontando nel Carcere Cordillera di Peñalolén, a Santiago,
più di trecento  anni di pene complessive per  numerosi reati di violazione  dei diritti umani, ma crea un precedente nella giurisprudenza sui delitti commessi
dalla dittatura: è infatti la prima volta che un membro dell’esercito che ha fatto parte della Dina viene condannato per associazione illecita, e che quindi viene riconosciuto che quella organizzazione, creata nel ‘74 dallo stesso Contreras, era, a tutti gli effetti, una  associazione a delinquere, creata per violare la legge.

E’ probabile che, se c’è qualcosa a cui il vecchio, ancora vitale ex ufficiale si è affezionato nella sua vita, sia quel gioiellino dell’orrore che era la Dirección de Inteligencia Nacional, che realizzò con le sue forze e ovviamente con il placet e l’appoggio del comandante in capo e dittatore Pinochet: un organismo che si collocava al di sopra dello stesso esercito e a cui si ascrivono più di 500 desapareciones, il tentato omicidio di Bernardo Leighton a Roma (per cui il governo italiano ha chiesto una estradizione che non è stata mai concessa), e l’assassinio di Orlando Letelier a Washington, insieme alla sua segretaria Ronni Karpen Moffit, il 21 settembre del 1976.

Sta di fatto che, dopo quest’ultimo delitto, gli Stati Uniti cominciarono un
brusco dietro-front nei confronti del regime pinochetista che avevano appoggiato fino a quel momento ma i cui eccessi stavano diventando troppo plateali per essere difendibili.

Alla fine del ‘77, la Dina venne chiusa e al suo posto fu creata, poco dopo,
un’altra agenzia con gli stessi obiettivi, il Cni, Centro Nacional de Información, ma senza Contreras al comando che nel frattempo si era riciclato come titolare di una agenzia privata di security. Probabilmente, cominciò a maturare allora il rancore del fedele generale verso Pinochet, a cui lo avevano legato, per anni, una amicizia e una devozione a prova di bomba, e una strettissima collaborazione in tempo reale: ogni giorno Contreras si recava dal suo capo per aggiornarlo sulle attività della sua Dina, e per ottenerne il placet sulle iniziative future.

In ogni caso, l’ex fedelissimo Mamo difese sempre la sua creatura con le unghie e con i denti, dimostrando, a suo modo, una sorta di perversa buona fede, una deviata fiducia nei suoi sistemi per garantire il “bene” del Paese.
“In numerose occasioni”, ha dichiarato. “Con assoluta convinzione ho sostenuto che la Dirección de Inteligencia Nacional è stata l’Esercito del silenzio al quale è toccato combattere nell’ombra perché i nostri figli, i figli di questa Terra, potessero vedere il sole”.

Per garantire che l’agenzia funzionasse al meglio, Contreras vi fece entrare
alcuni dei più spietati ufficiali di sua conoscenza. Per esempio Miguel Krasnoff Marchenko, una  sorta di psicopatico dal look leccato che si distinse per l’abilità nell’annientare, psicologicamente i detenuti, e nel disprezzo umano per questi ultimi. O Marcelo Moreno Britto, famoso per la crudeltà dei suoi metodi ma anche per la conoscenza politica dei problemi di cui amava discutere (salvo poi esplodere nel corso degli interrogatori) con i prigionieri.

Contreras, d’altro canto, non era un novellino in quel campo. Addestrato presso la Escuela de las Americas, a Fort Benning, negli Stati Uniti, aveva sviluppato in quegli anni un terrore patologico verso il
pericolo comunista, e la minaccia rossa che si allenò a combattere.
Quando uscì dalla Escuela, era la fine degli anni Sessanta e lui aveva imparato tutto su torture e sparizioni, e come combattere i gruppi sovversivi. Tanto che, subito dopo il colpo di Stato dell’11 settembre del ‘73, fu incaricato di dirigere il campo di prigionia di Tejas Verdes, dove applicò quelle tecniche alle centinaia di poveracci che, due volte alla settimana, venivano portati lì.

I sopravvissuti a quell’esperienza lo descrivono come un uomo spietato, anche se a occuparsi delle torture non era lui ma un manipolo di giannizzeri che si sbizzarrirono nel sottoporre i prigionieri a torture fisiche e psicologiche come  il sottomarino, le finte fucilazioni e la roulette russa, o la picana applicata all’ano.

Poi, da quel campo, si spostò a Santiago, dove fondò la Dina.
Ovviamente, Contreras non mandò giù che Pinochet gli scaricasse, nel corso dei  processi del dopo-dittatura, le responsabilità degli eccidi, ma aspettò qualche anno prima di  servire la vendetta, come un piatto freddo. Nel 2006, lanciò l’accusa che avrebbe finito di compromettere la credibilità dell’ex dittatore presso i suoi stessi estimatori: quella di essersi arricchito con il narcotraffico. C’era già in ballo, a carico di Pinochet, la vicenda delle operazioni bancarie segrete  per 27 milioni di dollari, su cui indagavano i giudici, e a Contreras non sembrò vero di metterci la sua.

Quando, nel 2006, l’ex dittatore morì, il suo ex fedelissimo dichiarò candidamente, dal carcere, di non essere per nulla afflitto. E non è perché fosse, precisamente, quel che si dice un uomo tutto d’un pezzo. Infatti, aveva mentito parecchie volte nel corso dei molti processi che subì. Per esempio, ha sempre negato di essere coinvolto nell’assassinio di Prats. Quando però gli hanno sottoposto, qualche anno fa, la dichiarazione riguardo a quell’omicidio e ad altri che aveva firmato tempo prima, e in cui attribuiva la paternità di quei crimini a Pinochet (e non alla Cia come aveva sempre fatto), ha esclamato: “Io l’ho firmato?”, e poi, dopo aver dato un’occhiata al documento: “E già, allora sarà vero”.

In comune con il suo ex capo aveva, probabilmente, un’ostinata faccia di tolla, oltre all’assenza di senso morale. La differenza è che Contreras non tradì mai i suoi uomini. Si è lamentato di  recente di essere troppo
vessato dagli inquirenti. La attuale moglie, Nélida Gutiérrez, l’ex segretaria che lo strappò alla sua prima moglie, ha detto che il povero ex generale è, ormai, al lumicino. I suoi avvocati si sono rivolti addirittura a un’organizzazione per la difesa dei diritti umani, nientemeno. E’ dubbio che a Contreras  importi qualcosa del sondaggio di The Clinic, né che
che le recenti vicende, il carcere, le accuse e la  pubblica riprovazione
abbiano cambiato qualcosa nel meccanismi mentali e nella contorta scala di
valori dell’ex capo della Dina. L’atteggiamento, lo sguardo sono gli stessi che
si vedono nelle immagini di repertorio di trent’anni fa.

 

E’ cambiata, leggermente, soltanto la piega molle intorno alla bocca, che pende adesso verso il basso con una espressione amara.

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