Farkas, in Cile il nuovo che avanza ha i boccoli d’oro

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20 gennaio 2009

di Gabriella Saba

Leonardo Farkas e una icona pop, la versione maschile e cilena di Paris Hilton, la differenza e che lui nemmemo beve, non va forte in auto, non commette nessuno di quegli eccessi che in genere attirano, sui rampolli ricchi, l’attenzione dei media. Eppure da qualche mese e su tutti i giornali. In copertina su Caras, con la moglie bionda, in copertina su The Clinic, il settimanale satirico. Continuamente intervistato su quotidiani e tele, Farkas di qui Farkas di la. Ridicolizzato, anche, per i suoi boccoli d’oro lunghi fino alle spalle, a incorniciare una faccia tonda e sorridente dall”espressione non troppo sveglia.

E invece Farkas fesso non e, a giudicare dalla paccata di miliardi che ha accumulato come magnate del ferro e prima ancora, come musicista. In genere, non bastano i soldi per trasformare una persona in un idolo. Leonardo Julio Farkas Klein, nato a Vallenar il 20 de marzo de 1967, ebreo di origine ungherese, e oggetto di una vera idolatria collettiva. Decine di filmati immortalano l’inquietante saluto della folla all’arrivo di “ricitos de oro”, il suo soprannome, la limousine quasi schiacciata dalle migliaia di persone che entrano, al suo passaggio, in una sorta di trance ipnotica. “Sente, sente, Farkas presidente”, urlano tra le altre cose.

Presidente? Il riccioluto Leonardo aveva, in effetti, ventilato la possibilita di candidarsi, facendo tremare moderatamente il tradizionale candidato della destra Sebastian Pinera. Poi, qualche giorno fa, ha rinunciato. Ha fatto un passo indietro ed e tornato al suo ruolo di mecenate estremo, senza stile, e al personaggio che era quando, sconosciuto fino a quel momento, si presento l’anno scorso alla serata di beneficienza della Teleton per regalare  345 milioni di pesos (quest’anno, nella stessa festa, e salito a mille). Al suo lato, la moglie bionda e sottile, che sembra presa di peso da qualche soap opera nordamericana. Lui, somiglia invece a una rockstar, o a un calciatore attempato, ma con un suo stile. Alla capigliatura ariana e dorata abbina abiti dal taglio perfetto di Ermenegildo Zegna, scarpe fatte a mano e un certo suo modo di muoversi, di camminare.

Farkas e un filantropo e regala soldi non solo agli enti benefici. Lancia biglietti da diecimila pesos dalla sua limousine sulla folla adorante, davanti al suo ufficio c’e sempre una fila di questuanti in cerca di finanziamenti per affari di vario genere. Dicono che Farkas ascolti e finanzi. Sta di fatto che e diventato un mito. I sociologi non sanno piu che inventare per spiegare il fenomeno Farkas, la frase piu bella che gli e venuta e che il magnate e il simbolo del nuovo Cile, il culto del denaro che prende il posto di Dio e Farkas e il suo pastore.

In realta “ricitos de oro” e un fenomeno inspiegabile o, specularmente, altrettanto spiegabile di come lo sono, nel mondo, altri come lui: piu o meno privi di un valore reale ma molto forti come personaggi, cartoon, icone, simulazioni e invenzioni mediatiche, protagonisti postmoderni di un mondo che vive in bilico tra realta e immagine, piu sbilanciato su quest’ultima. Farkas non ha per nulla paura di essere un personaggio irreale, lo sa, non ha nemmeno il complesso di essere volgare o eccessivo. Non gliene frega niente. E’ un uomo dei nostri tempi. E costruito come certi quadri di patchwork. Non gli interessa che gli imprenditori delle vecchia guardia, la fortissima oligarchia cilena (cresciuta nel culto del basso profilo e del moralismo ipocrita), lo destesti per il suo showing off, per la sua schietta mancanza di misura. L’oligarchia fa parte del passato, pensa probabilmente Farkas, il mondo nuovo e quella folla adorante che si inginocchia davanti al becerro de oro e al suo sorriso immutabile al limite tra l’innocente e il fesso.

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