Cile, largo ai giovani

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3 maggio 2009

 

Di Gabriella Saba

 

In Cile, il mondo è dei giovani salvo che in politica, dove le stesse facce ricorrono da decenni, sempre più impolverate per il tempo e l’usura. Di fronte alla latitanza dei giovani cileni, disamorati alla politica e con voglia di cambio – Obama docet – i candidati alla campagna presidenziale hanno deciso però di mutare corso e di svecchiare il baraccone politico con l’immissione di “sangue nuovo”, mischiando sbarbati ai nomi canonici. Le nuove entrate hanno di solito poco a che fare con la politica attiva ma arrivano dal volontariato, dalle associazioni di base, sono pragmatici e non diresti affatto che sono dei ragazzini freschi di laurea. Sfoggiano una bella  sicurezza e idee relativamente chiare e un desiderio condiviso: il Cile deve cambiare, per troppo tempo è rimasto avviticchiato su se stesso, bisogna svecchiarlo e costruire un Paese più giusto (sul come, ognuno ha la sua personalissima idea), più dinamico e in linea con il resto del globo.

 

Il nome più imponente, non solo per la massiccia costituzione fisica, è quello di Sebastian Bowen, che da qualche settimana è il capo (o coordinatore generale) della campagna del candidato della Concertazione Eduardo Frei, 67 anni, già presidente della Repubblica cilena dal 1994 al 2000, democratico cristiano, non certo un simbolo di quel famoso cambio, almeno in apparenza. Il giovane Bowen lo è, o almeno sembra esserlo, non foss’altro perché ha 27 anni e l’apparenza d’un Cristo moderno, e perché finora si era tenuto, per sua stessa ammissione, piuttosto lontano dalla politica, preferendo frequentare, invece, le poblaciones e le organizzazioni di base dove, dice, si nascondono i veri ingranaggi del cambio sociale a cui aspira. Il suo obiettivo è la sconfitta della povertà, della perversa dicotomia di due Paesi in uno. Ha un buon carisma e personalità decisa, e quel curriculum vitae che rappresenta la base per il cileno brillante: una laurea in sociologia presso la prestigiosa Universidad Católica di Santiago, dove si è specializzato in Educazione e Sviluppo e, insieme, in Politica e Sistemi educativi.

 

Durante il liceo si sottopose all’esperienza sul campo che chiamano trabajo de fabrica, una specie di viaggio sociale che per una settimana lo portò a lavorare in una fabbrica di un quartiere periferico. Confezionava planchas de madera che poi si vendevano a Un techo para Chile, associazione (di cui è stato direttore) la cui mission è fornire una casa ai senzatetto e, guarda caso, anche il consulente della campagna del 59enne Sebastián Piñera, il candidato della Alianza, la opposizione. Il consulente in questo caso è Francisco Irarrázaval, studi alla Católica e ad Harvard, una faccia da ragazzino che porta benissimo i suoi 33 anni, dieci di più di quelli del quasi imberbe (ma agguerritissimo) Salvador Muñoz, a sua volta coordinatore della campagna del sessantottenne Jorge Arrate, candidato recentemente eletto per la coalizione di sinistra Junto Podemos Mas. Il giovane Muñoz era da mesi il braccio destro di Arrate, ma è stato esibito solo di recente, quando il boom delle baby presenze è diventato notizia e sembrava brutto che Arrate non mostrasse il suo.

 

Anche Muñoz, va da sé, è per il cambio, benché ovviamente non sia lo stesso a cui aspirano, ognuno a suo modo gli altri due. Per Irarrázaval, che per l’esattezza è l’incaricato dell’area sociale della campagna nel settore giovanile di Piñera, “i giovani sono sempre a favore del cambio e l’unica candidatura che offre un cambio reale è quella di Sebastián Piñera”. Per Bowen il cambiamento non è tanto una questione di età e di facce nuove: “Ci può essere un candidato che ha più di sessant’anni e che va per la seconda volta in cerca della Presidenza”, ha detto. “Ma nel momento in cui mette sul tavolo temi valorici, imposta una nuova Costituzione e incarica una nuova generazione di occuparsi della sua campagna, da lì viene il cambio”.

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